Christopher Yuan (USA)

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L’HIV MI HA INSEGNATO A DARE VALORE AD OGNI SINGOLO GIORNO

I miei genitori ci tenevano a mantenere le tradizioni cinesi. Ero figlio di cinesi emigrati ed anche se sono nato negli Stati Uniti mi sentivo sempre diverso dai miei amici americani.
I bambini a volte sono cattivi e se la prendono con quelli che sono diversi. Ero basso per la mia età. Suonavo il pianoforte e studiavo tanto a scuola. Non ero fatto per gli sport come gli altri ragazzi perché ero mingherlino. Portavo gli occhiali e mi chiamavano quattrocchi; mi prendevano tutti in giro perché ero un po’ effeminato e amavo l’arte.

Quando avevo 9 anni ho visto per la prima volta la pornografia e ho cominciato a pensare che forse ero davvero diverso dagli altri. Le immagini hanno svegliato in me qualcosa che non sapevo esistesse. Ho deciso di non farne parte con nessuno di questi sentimenti, mantenendoli segreti. Ma tutte queste emozioni continuavano a uscire fuori e cercare di soffocarle non serviva a nulla. A 20 anni ho cominciato a frequentare dei locali gay. Ho tenuto tutto nascosto ai miei genitori e i miei amici non lo sapevano neppure. Ho iniziato anche ad avere dei rapporti sessuali.

Quando mi sono dovuto trasferire per gli studi in odontoiatria ho deciso di rivelare il mio segreto, fare outing, di aprirmi e vivere lo stile di vita omosessuale al 100%. A questo punto mi sono sentito di poter fare tutto, di esprimermi e di esplorare i sentimenti che avevo nascosto per tanto tempo. Un giorno ho deciso di parlare ai miei genitori della mia omosessualità. Avevo sentito storie terribili di amici omosessuali, di come i loro genitori li avevano rigettati e buttati fuori di casa senza poter più ritornare.
I miei genitori hanno reagito nel modo in cui mi aspettavo. Mio padre si è sentito perdere ogni speranza, mia madre si sentiva piena di vergogna, tradita, rigettata, abbattuta e tristissima. Queste parole non sarebbero nemmeno capaci di descrivere il suo vero stato d’animo a quei tempi.

Dopo il mio coming-out mia madre ha deciso di mettere fine alla sua vita, ma per una ragione sconosciuta aveva prima voglia di andare a parlare con un pastore. Era strano perché lei era sempre stata atea. Quindi è andata da un cappellano che gli ha dato una brochure sull’omosessualità. Ha cominciato a leggerla e ne è rimasta affascinata. La brochure spiegava che siamo tutti peccatori, che Dio ci ama ma ha in odio il peccato. Lei pensava di non potermi più amare per il mio stile di vita, ma se Dio amava lei nonostante i suoi peccati lei poteva amare me nonostante il mio stile di vita. Poi Dio ha parlato al suo cuore dicendole: “Tu mi appartieni”. Queste parole l’hanno toccata profondamente. Lei aveva sempre sentito questo bisogno di appartenere a qualcuno in un senso più profondo ed è stato proprio Dio a farle questa proposta. Ha chiesto perdono a Dio ed è diventata cristiana. All’inizio a mio padre non è piaciuta questa conversione ma quando ha cominciato a vedere la trasformazione nella vita di mia madre, dovuta alla sua relazione personale con Gesù, anche mio padre ha deciso di andare in chiesa con lei. Alla fine anche mio padre si è arreso a Gesù.

I miei genitori hanno cominciato a pregare per me. Ero studente in odontoiatria di giorno ma la sera mi calavo nello stile di vita omosessuale fatto di incontri sessuali e di droga. Viaggiavo in giro per il paese drogandomi e spacciando. Per questo motivo ho anche disertato più volte i corsi all’università. A un certo punto ho pensato di poter condurre una doppia vita: la droga da un lato e le lezioni universitarie dall’altro. Tuttavia, presto queste due vite si sono mischiate tra di loro. Sono stato espulso dall’università proprio 4 mesi prima il conferimento della laurea.
Dopo essere stato espulso dall’università mi sono dato completamente alla comunità gay, ai bar e alle discoteche. Mi sono dedicato a quello che facevo meglio: il traffico di stupefacenti. Ho guadagnato molti soldi e avevo rapporti sessuali più volte al giorno. Mi ricordo che a un certo punto ero trattato come una star; mi sentivo invincibile, mi sentivo dio. Tuttavia i miei genitori non hanno perduto la speranza anche se avevo deciso di non parlargli più.

“Abbi pietà di questo mio figlio, Signore” era la preghiera di mia mamma quando si chiudeva nella sua stanza.
La sua preghiera è stata esaudita quando un giorno hanno bussato alla porta 12 agenti antidroga. Esattamente nel ripiano della cucina dietro di me si trovavano tutte le droghe, lì davanti ai loro occhi. Mi hanno preso con le mani nel sacco. Sono stato accusato per possesso di sostanze stupefacenti, compresi 9 chili di marijuana pronti per essere venduti.
Tre giorni dopo sono stato incarcerato. Nel cestino della spazzatura della cella qualcosa ha attirato il mio sguardo, era una Bibbia dei Gedeoni. Per la prima volta ho aperto questo bel libro. Appena che l’ho letto mi sono sentito subito colpevole per la mia ribellione, non solo contro la legge e l’uomo ma anche contro Dio. Ho capito che ci sarebbero state delle conseguenze ai miei atti.
Sono stato mandato all’infermeria. L’infermiera ha scritto qualcosa in una carta e l’ha fatta scivolare sul tavolo verso di me. Ho abbassato gli occhi e ho visto tre lettere e un simbolo su questo foglio: HIV+. Sono tornato nella mia cella…avevo l’impressione che mi avessero annunciato la sentenza di morte. Mi sono steso sul letto guardando il soffitto pieno di graffiti e ho notato una scritta: “Se ti annoi, leggi Geremia 29:11.”


Poiché io conosco i pensieri che ho per voi«, dice l’Eterno, »pensieri di pace e non di male, per darvi un futuro e una speranza.

Mi trovavo probabilmente nel punto più oscuro e disperato della mia vita dopo essere stato condannato a 6 anni di prigione e aver ricevuto la notizia di aver contratto l’AIDS. Dio mi ha dato abbastanza fede quella notte da poter sopravvivere fino al giorno dopo.
Penso che nel giro di un anno sono riuscito ad abbandonare ogni cosa a Gesù. Sapevo di non poter più vivere secondo le mie vie e le vie del mondo. Dovevo abbandonare tutte le mie speranze e tutti i miei sogni nelle Sue mani.
Mano a mano che la mia relazione con Gesù cresceva riuscivo sempre meno a giustificare lo stile di vita omosessuale. Volevo sapere solamente cosa diceva la Bibbia. Ho indagato ogni versetto, ogni capitolo, ogni pagina della Bibbia cercando di giustificare l’omosessualità ma non ho trovato nulla. Ero in un bivio e ho dovuto fare una scelta: o abbandonare Dio e la sua Parola tornando a vivere come un omosessuale, lasciando che i miei desideri decidessero chi io fossi oppure abbandonare l’omosessualità rinunciando a queste emozioni e a questi sentimenti e vivendo come un discepolo di Gesù Cristo. La mia decisione era chiara ed evidente: ho scelto Gesù.

Sono uscito di prigione dopo aver scontato la pena. Adesso la relazione con i miei genitori è stata ristorata. Sono un insegnante al «Moody Bible College» di Chicago e vivo ogni giorno con un obiettivo. I nostri giorni sono contati. Nessuno ha la sicurezza di vivere domani, tuttavia la maggior parte di noi vive con la speranza del domani. Mi è stato necessario contrarre il virus dell’HIV per rendermi conto che devo vivere come se il domani non mi appartenesse, e potrei non esserci più. La mia identità in quanto figlio di Dio deve essere in Gesù soltanto. Leggo dei versetti biblici che mi dicono: “Siate santi perché io sono Santo”. Ho sempre pensato che il contrario dell’omosessualità fosse l’eterosessualità, ma mi sono reso conto invece che il contrario dell’omosessualità è la santità. Dio mi diceva di non concentrarmi sui sentimenti e sulla sessualità ma di focalizzarmi sul vivere una vita santa e pura. Essere cristiano non è facile. Si lotta ma Dio concede la sua grazia. Lui ha rivendicato la vittoria sulla croce. Anche se lotto non mi trovo più in trappola.


Non siate dunque in ansietà del domani, perché il domani si prenderà cura per conto suo. Basta a ciascun giorno il suo affanno«.
(Vangelo secondo Matteo 6:34)