Rosaria Champagne Butterfield (USA)

ODIAVA LA BIBBIA E I CRISTIANI
DA INTELLETTUALE LESBICA, ATEA E DI SINISTRA A DISCEPOLA DI GESÙ


La parola Gesù mi andava di traverso come la zanna di un’elefante. Non importava quanto duramente ci provassi, non mi andava giù. A coloro che professavano questo nome davanti a me li aspettava la mia commiserazione e la mia rabbia. In quanto professoressa universitaria, ero stanca degli studenti che sembravano credere che “conoscere Gesù” significasse conoscere tanto altro. I Cristiani in particolare erano cattivi lettori, sempre pronti a cogliere l’occasione per mettere la Bibbia in mezzo a qualunque conversazione, e sempre con lo stesso argomento e la stessa punteggiatura: troncarla lì piuttosto che approfondire.

Stupidi, insensati, minacciosi. Questo è quello che pensavo dei Cristiani e del loro dio Gesù, che nelle rappresentazioni pittoriche appariva tanto potente quanto la ragazza immagine della pubblicità di uno shampoo.

Come professoressa di inglese e di studi sulla donna, in pista per diventare professoressa di ruolo, ci tenevo alla morale, alla giustizia ed alla compassione. Fervente sostenitrice della visione del mondo di Freud, Hegel, Marx e Darwin, lottavo per impedirne l’indebolimento. Credevo nella morale e probabilmente sarei riuscita a digerire Gesù e la sua brigata se non fosse stato per altre realtà culturali che caldeggiavano i diritti cristiani. L’eco dei dogmi cristiani che si mescolava alla politica repubblicani richiedeva la mia attenzione.

Dopo aver pubblicato il libro per l’ottenimento della cattedra, usavo il mio mandato per farmi spazio tra le taciute alleanze di una professoressa lesbica di sinistra. La mia vita era felice, significativa e piena. Io e la mia compagna condividevamo molti interessi vitali: l’attivismo per l’AIDS, per la salute e l’educazione dei bambini, per il salvataggio dei golden retriever (una razza di cani), la nostra chiesa Unitariana Universalista, per dirne soltanto alcuni. Anche se credevo alle storie di fantasmi diffuse da Robertson ed il suo inchiostro, era difficile argomentare che io e la mia compagna fossimo qualcos’altro che due buone cittadine e badanti. La comunità LGBT dà particolare valore all’accoglienza e la mette in pratica con qualità, sacrificio ed onestà.

Ho iniziato a fare ricerche sul Diritto della Religione e sulla loro politica di odio contro gli invertiti come me. Per fare questo ho dovuto leggere un libro che aveva, a mio giudizio, fatto deragliare troppe persone: la Bibbia. Mentre tenevo gli occhi aperti su alcuni eruditi della Bibbia utili alle mie ricerche, ho sferrato il primo attacco sacrilego alla trinità di Gesù, al partito repubblicano e ai patriarchi (i padri della Chiesa e/o della dottrina giudeo-cristiana), sotto forma di articolo indirizzato alla stampa locale e contro «Promise Keepers» (organizzazione di uomini cristiani che diffonde i valori cristiani soprattutto del matrimonio biblico e della fedeltà). Era il 1997.
L’articolo ha prodotto molte controrepliche, così tante che ho dovuto tenere i pacchetti di cartucce di inchiostro in tutti i lati della scrivania: uno per le lettere minatorie e uno per quelle dei fan. Ma ho ricevuto una lettera che ha sfidato il mio sistema di archiviazione. Era del pastore della Chiesa Presbiteriana Riformata di Syracuse (un comune di New York). Era una lettera garbata e curiosa. Ken Smith mi incoraggiava ad esplorare le domande del genere: «Come è arrivata alle sue interpretazioni?», «Come sa di avere ragione?», «Crede in Dio?». Ken non ha ribattuto al mio articolo, ma piuttosto mi ha chiesto di difendere i presupposti che ne stavano alla base. Non sapevo come replicargli, allora l’ho accantonato.

Più tardi, quella stessa notte, l’ho ripescata dalla spazzatura e l’ho rimessa sulla scrivania, da dove mi ha fissato per una settimana, facendomi confrontare con questa frattura della visione delle cose che necessitava una risposta. In quanto intellettuale postmoderna, procedevo da una visione del mondo storico-materialista, quando invece il Cristianesimo è una visione soprannaturale. La lettera di Ken ha come perforato l’integrità del mio progetto di ricerca senza che lui lo sapesse.

Con la lettera, Ken ha iniziato a portarmi per due anni in chiesa, a me, una miscredente. Oh, mi sarei vista esporre versi della Bibbia su dei cartelloni al Gay Pride… Che quei Cristiani che mi deridevano al Gay Pride fossero felici che io e tutti quelli che amavo stavamo andando all’inferno era chiaro come un cielo senza nuvole. Non è quello che Ken ha fatto. Non mi ha preso in giro. Si è impegnato sul serio. Così, quando in una lettera mi ha invitato a cenare insieme, io ho accettato. Le mie intenzioni erano semplici: «Di sicuro sarà utile per la mia ricerca.»
E’ successo qualcos’altro. Ken e sua moglie, Floy, siamo diventati amici. Sono entrati nel mio mondo. Hanno conosciuto i miei amici. Ci scambiavamo i libri. Parlavamo apertamente di sessualità e di politica. Non davano l’impressione che le nostre conversazioni li inasprissero. Non mi trattavano come una tabula rasa. Quando mangiavamo assieme, Ken pregava in un modo che non avevo mai sentito prima. Le sue preghiere erano intime, sensibili. Domandava perdono a Dio per i suoi peccati davanti a me. Ringraziava Dio per ogni cosa. Il Dio di Ken era santo e solido. Ho capito che Ken e Floy non mi invitavano in chiesa per custodire la nostra amicizia.

Ho cominciato a leggere la Bibbia. L’ho divorata avidamente. Il primo anno l’ho letta diverse volte e in traduzioni diverse. Siamo state invitate ad una cena io e la mia ragazza. Il mio amico trans J. mi ha messo con le spalle al muro in cucina, ponendo la sua grande mano sulla mia e avvertendomi: «Questa Bibbia ti sta cambiando, Rosaria.»
Con un fremito, ho sussurrato: «J., e se fosse vero? E se Gesù fosse il vero Signore risorto? E fossimo tutti nei guai?» J. sospirò profondamente: «Rosaria» mi disse «sono stato presbitero per 15 anni. Pregavo perché Dio mi guarisse, ma non lo ha fatto. Se vuoi, pregherò per te.»

Continuavo a leggere la Bibbia e nel contempo lottavo con l’idea che fosse ispirata. Ma la Bibbia stava crescendo dentro di me più di me stessa. E’ stata come un’ondata nel mio mondo, un’ondata che ho combattuto con tutte le mie forze. Allora, un sabato mattina mi sono alzata dal letto della mia fidanzata lesbica e un’ora dopo mi trovavo seduta in una panca alla Chiesa Presbiteriana Riformata di Syracuse. Ben visibile col mio taglio mascolino, mi ricordo me stessa andare ad incontrare Dio, senza riuscire ad integrarmi. L’immagine che mi è venuta alla mente, come un’ondata, quella di me e di tutti quelli che amavo, soffrire all’inferno, schiumava nella mia coscienza e mi stringeva in una morsa.
Lottavo con tutto quello che ero. Non l’ho voluto. Non l’ho chiesto. Ho valutato il costo ma non mi piaceva la matematica appena arrivavo dall’altra parte del segno «uguale»…
Ma le promesse di Dio frullavano nel mio mondo come onde. In un giorno del Signore, Ken ha predicato sul Vangelo di Giovanni 7:17:

«Chi vuol fare la sua volontà, conoscerà se questa dottrina viene da Dio, o se io parlo da me stesso».

Questo versetto ha messo in luce le sabbie mobili in cui i miei piedi erano bloccati. Ero una pensatrice. Ero pagata per leggere libri e per scrivere cose su di essi, e lo facevo in ogni ambito della mia vita, dove la comprensione veniva prima dell’ubbidienza. E volevo che Dio mi mostrasse, secondo le mie convinzioni, perché l’omosessualità fosse un peccato. Volevo essere io il giudice e non una imputata. Ma il verso raccomandava di capire dopo aver ubbidito. Ho fatto a botte con l’interrogativo: «Voglio capire veramente l’omosessualità dal punto di vista di Dio o voglio solo litigare con Lui?». Quella notte ho pregato che Dio mi desse la volontà di ubbidire prima di capire; l’ho fatto lungo tutto il giorno. Quando mi sono guardata allo specchio, sembravo la stessa. Ma quando mi sono guardata dentro, al cuore, attraverso le lenti della Bibbia, mi sono chiesta: «Sono una lesbica o mi sto sbagliando di identità? Se Gesù taglia e penetra fino alla divisione dell’anima e dello spirito, delle giunture e delle midolla, potrebbe far vincere la mia vera identità? Chi sono? Dio, chi vuole che io sia?».

Quindi, in un giorno come gli altri, sono venuta a Gesù, nuda e con le mani protese. In questa guerra di visioni del mondo, Ken era presenta. La Chiesa che aveva pregato per me per anni, era pure lì. Gesù ha trionfato. Ero distrutta. La conversione mi aveva ridotto un rottame. Non volevo perdere tutto quello che amavo. Ma la voce di Dio cantava una canzone d’amore ottimista tra le macerie del mio mondo. Debolmente ho creduto che se Gesù aveva potuto vincere la morte, poteva anche aggiustare il mio mondo. Mi sono abbeverata, in un primo momento con esitazione poi risolutamente, della consolazione dello Spirito Santo. Ho trovato rifugio nella pace; al tempo la cercavo nella comunità gay, oggi sotto la protezione del patto famigliare, dove uno mi chiama «moglie» e molti altri mi chiamano «mamma».

Non ho dimenticato il sangue di Gesù che ha riscattato la mia vita.
La mia vecchia vita sta in agguato nella trincea del mio cuore, ancora scintillante come un coltello.