IL RITORNO DEL FIGLIOL PRODIGO
“Dio, ho peccato contro il cielo e non sono degno di essere chiamato tuo figlio. Ho abbandonato Dio e la chiesa tante e tante volte. E ritornavo alla pratica omosessuale. Sono nato in una famiglia cristiana evangelica. Mio padre sin da quando ero bambino è stato un pastore.
A 17 anni, pensavo di essere troppo giovane per essere cristiano e pensavo di aver bisogno di una grande testimonianza per convertirmi per davvero. Ne avevo perfino parlato ad un pastore di questo e lui mi domandò: “Rafael, ti trovi dentro il giardino dell’Eden o vuoi lasciarlo?”
Ma anche sentendo questo, io volevo uscire dal “giardino dell’Eden”, per provare le cose del mondo.
A 17 anni ho avuto il mio primo fidanzato di nome Filipe; la nostra relazione è durata 3 anni, ed è finita soltanto per una “fatalità”. Sono stato colpito da un proiettile sul volto durante un assalto nell’autobus che faceva ritorno dalla notte di Capodanno che avevamo passato a Capocabana, Rio de Janeiro. Ed anche se stavo male, Filipe non poteva venirmi a trovare poiché avevo già confessato la nostra relazione a mia madre, che era totalmente contraria. Addirittura mio padre lo faceva andar via ogni volta che lo vedevo.
E dopo un certo tempo, la chiesa di mio padre si trasferì nella città di Cuiabá, nello stato del Mato Grosso. Avevo 23 anni. Sebbene volessi andare nelle discoteche, lì in quel nuovo stato non conoscevo nessuno, e all’epoca internet non era molto diffuso.
Volevo dimenticare Filipe, ma non ci riuscivo, e vivevo con molta nostalgia di lui. Allora, ascoltati una musica che parlava di un altro Amore; questo Amore era quello di Gesù. La musica faceva così: “Tutto quello che mi è rimasto di un amore, sogni sparsi a terra. Tutto quello che credevo non valeva. All’improvviso mi sono sentito perso e solo. Il mio castello di illusioni ridursi in polvere. Camminando senza un senso e una direzione, portandomi una tristezza dentro al cuore: c’è stato tanto “amore”, è stato tutto in vano.
E’ stato così che ho detto addio alla solitudine e ho incontrato il vero Amore, il Signore Gesù Cristo. E’ stata una esperienza unica e meravigliosa. Una pace che mai avevo sentito prima d’allora, mi invase il cuore. Mi sentivo amato da Gesù. La mia comunione con Gesù cresceva sempre di più, fino al punto di decidere di diventare pastore, nello stesso ministero di mio padre. Sono stato pastore lì e mi è piaciuto tanto, ma sentivo ancora molta nostalgia dell’omosessualità. Qualche tempo dopo sono ritornato alla pratica omosessuale.
E’ stato quando conobbi John che ebbi una storia con lui per tre anni. Litigavamo sempre, e lui mi tradiva molto. Ma io lo amavo tantissimo, lo perdonavo continuamente e tornavamo a stare assieme. Dopo un po’ ho deciso di andare a vivere in un piccolo podere; volevo abbandonare la pratica omosessuale e la sigaretta. E lontano dagli amici e dagli ex ce l’ho fatta.
Nel frattempo ho conosciuto la Igreja Mundial e dopo un po’ sono diventato pastore lì. Ero molto felice lì e mi sentivo realizzato come pastore, fino al giorno in cui mi sono sentito vittima di omofobia, e l’ho lasciata.
Mi sentivo ferito, delle ferite emozionali che solo dopo anni questo incidente sono state curate. Dopo questa esperienza sono ritornato all’omosessualità. A quel punto non mi relazionavo più con gay, ma con “etero”, perché mi vergognavo che la società scoprisse quello che facevo. Ho vissuto in questo inganno ancora qualche anno finché decisi nuovamente di uscirne.
Ho fondato una centro di recupero per persone che lottano contro la tentazione omosessuale. Ogni giorno parliamo, condividiamo le nostre storie e ci fortifichiamo a vicenda. In effetti, non sono più caduto nella pratica omosessuale, anche se la tentazione è molto forte.
NESSUNA TENTAZIONE VI HA COLTI, CHE NON SIA STATA UMANA; PERÒ DIO È FEDELE E NON PERMETTERÀ CHE SIATE TENTATI OLTRE LE VOSTRE FORZE; MA CON LA TENTAZIONE VI DARÀ ANCHE LA VIA DI USCIRNE, AFFINCHÉ LA POSSIATE SOPPORTARE. (1 Corinzi 10:13)
In quello stesso periodo sono stato vittima di un incidente stradale. Ho investito un cavallo e ho avuto un trauma cranico. Oggi sono sotto fisioterapia, terapia occupazionale, fonoaudiologica e psicologica. Sono rimasto con una cicatrice in faccia e il braccio sinistro rotto in due parti. Sono quasi morto e sono quasi rimasto storpio a causa di questo trauma cranico.
Oggi quello che voglio è ringraziare Dio, anche se questo significa rinunciare a quelli che credevo fossero i miei desideri, i miei sentimenti e le mie voglie. Penso che senza la Misericordia di Dio, non sarei stato qui a raccontare questa storia.


Eu sou o Rafael Jesus do Testemunho acima, e quero aqui deixar o meu contato:
(5565) 992922741 Wars ZAP