AL MASSACRO DI ORLANDO SI RAVVEDE CON L’ARMA PUNTATA
Il 9 novembre del 2018, a Taipei (Taiwan), abbiamo conosciuto Angel, uno dei sopravvissuti all’attentato nella discoteca gay «Pulse» di Orlando nella notte tra l’11 e il 12 giugno 2016. 49 i morti, 53 i feriti tra cui Angel.

“L’attentatore non mi ha sparato subito, mi ha concesso alcuni minuti e, nel momento in cui ho cominciato a pregare e a chiedere a Dio di perdonarmi: «Signore, per favore, perdonami per tutto quello che ho fatto, ti prego! Mi dispiace!»”
Angel, improvvisamente, ha cambiato la sua preghiera …
“Dio, mi hai promesso che ho una chiamata. Mi hai promesso che hai un disegno per me. Mi tirerai fuori da questa vita.”
Angel continua, dicendo …
“Era ancora una guerra aperta all’epoca, perché il nemico mi metteva di tutto in testa. Il nemico era ancora più aggressivo dopo aver deciso di cambiare la mia vita. È stato un lungo processo.”
E conclude …
“La gente mi dice sempre: «Bene, ora sei eterosessuale perché vai in chiesa, perché sei così vicino a Dio…» Quello che gli dico è che non sono gay, non sono etero, sono un figlio di Dio. Ed il solo stile di vita che promuovo è la fede, nient’altro.”

