I GIOCHI SESSUALI DA BAMBINO E L’OMOSESSUALITÀ. OGGI NONNO DI OTTO NIPOTI: GESÙ MI HA RISTORATO

Mi chiamo Tom. Da bambino, una sera, ho chiesto a Gesù di entrare nel mio cuore. Eravamo in un incontro evangelico e i miei genitori erano lì più per ragioni politiche che religiose. Quella sera ho ascoltato il predicatore parlare della vita eterna e fare l’appello per ricevere la salvezza. I miei genitori non potevano essere seguaci di una religione così emotiva, allora non mi sono fatto avanti ma ho aspettato di essere a casa. Lì mi sono messo in ginocchio accanto al letto e ho chiesto a Gesù di entrare nel mio cuore. Lo ha fatto, e da quella volta ho sentito il desiderio di conoscere Dio di più.
Quasi nello stesso lasso di tempo alla nostra scuola elementare per un breve periodo se n’è unita un’altra. Gli studenti di quella scuola hanno portato con loro dei nuovi e strani giochi. Si facevano tanti giochi sessuali tra i ragazzi e le ragazze a scuola ed io ne ero alquanto spaventato e confuso. Quando mia mamma è venuta a scoprirlo mi ha detto di non toccare più nessuna bambina.
Dopo aver parlato dei giochi sessuali segreti con altri, questi non continuarono più a scuola, ma continuavamo ancora a farli tra ragazzi. Il gioco si è intensificato quando sono stato mandato a stare a casa loro per qualche anno per essere più vicino alla mia scuola superiore. Tutto questo ha avuto inizio prima che entrassi nella pubertà. Non avevo pensato da bambino che questi giochi fossero empi. Sapevo però che erano delle porcherie che dovevano restare segrete.
Crescendo, il rapporto con mio padre era manchevole. Voleva che seguissi i suoi passi; era un grande sportivo. Io non avevo idea di come si tenesse una mazza da cricket e non sapevo cavalcare un cavallo. Ero una schiappa nei giochi di squadra. Probabilmente non aveva aiutato il fatto che nella mia scuola elementare eravamo soltanto nove bambini quando avevo 11 anni: non era per nulla facile fare dei giochi di squadra.
Mio padre beveva abbastanza pesantemente. Quando avevo 11 anni gli è venuto un attacco di cuore. Mi ha detto che se fosse morto avrei dovuto occuparmi della fattoria. Ho pregato perché vivesse e non è morto. Tuttavia, il nostro rapporto ha continuato a non essere buono. Guardando indietro, mi rendo conto che non sapeva come trattarmi. Adesso penso che magari mi amava, ma non sapeva come dimostrarmelo. Mi sentivo rigettato da lui poiché spesso sembrava essere arrabbiato con me. Sono cresciuto disprezzandolo e sentendolo come un ipocrita.
Non riuscivo ad aspettare per lasciare casa, allora me ne sono andato a 17 anni. Sono andato subito in una chiesa perché avevo sempre quel desiderio di seguire Dio. Tuttavia, ero molto cosciente del fatto che fossi attirato dagli uomini. All’università uscivo con le ragazze di tanto in tanto. Tenevo segreti quei desideri. Fantasticavo e mi masturbavo. Alcune volte avevo pensato di suicidarmi.
Degli studenti si erano accorti che ero un po’ diverso e facevano delle allusioni sulla mia sessualità, ma smentivo le loro insinuazioni. Ho avuto dei bei voti accademici così ho fatto il terzo anno a Melbourne dove me la sono davvero goduta: ho continuato a frequentare la chiesa e ho avuto diverse fidanzate. Ho scoperto che la fede era una buona scusa per non fare sesso con nessuna.
Continuavo ad avere fede. Entrato nel mondo del lavoro, nel corso degli anni ero impegnato nella chiesa, negli studi biblici, nel gruppo dei giovani, etc. Volevo davvero servire Dio.
Ad ogni modo, quando sono entrato nella ventina erano gli anni ’60: c’erano cambiamenti in tutto il mondo. Le idee sulla libertà ed uno spirito rivoluzionario si facevano strada fra i giovani. Eravamo in guerra col Vietnam e il mio nome è stato estratto. La musica stava cambiando. Vivere era diventato più difficile. I tempi stavano cambiando.
Ho iniziato a vedere la chiesa come noiosa e ad allontanarmene per lasciare il posto alla stessa vita edonistica dei miei amici. Ero tentato di più ma mi sentivo estremamente colpevole anche se accadeva qualcosa di piccolo. Dovevo finire il terzo anno di formazione per insegnante, ma sono stato chiamato ad arruolarmi nell’esercito. Alle tensioni della mia vita si è aggiunto anche questo.
Ho ricevuto un’offerta di lavoro per andare in un altro paese ed ho accettato. Papua Nuova Guinea non era ancora autonoma. Mi sono trovato ad avere tante responsabilità e lontano dai miei amici, dalla mia famiglia e dalle restrizioni. Pensavo di andare in chiesa ma non l’ho fatto. Mi sentivo abbastanza solo i primi mesi e, mentre gli anni passavano e avevo esperienze negative con le donne, ho deciso di cercare gli uomini per sesso.

Era troppo facile. Avevo un partner sessuali a sera. Ho viaggiato per alcune settimane in Europa e ho avuto esperienze sessuali in tante città. Sono tornato, credendo che Dio non esistesse. Come mi avrebbe potuto fare così? Appena ho preso la mia decisione, ho sentito un gran sollievo. Ero libero di fare qualunque cosa. Ho iniziato a bere in grandi quantità. Il sesso ossessionava la mia vita. Pensavo per un po’ a qualcos’altro mentre svolgevo bene il mio lavoro. Di solito conoscevo i miei partner e mi piacevano in modo superficiale, ma ogni volta il mio cuore si stava appesantendo poiché il sesso stava diventando fine a sé stesso. Mi sono dilettato nell’occulto e ho cominciato a credere nella sopravvivenza del più forte. Mi è anche capitato di uscire, raccogliere cinque ragazzi diversi e portarli a casa di notte per farci sesso. Non usavo protezioni e occasionalmente mi sono dovuto sottoporre a delle cure mediche. Fortunatamente, l’AIDS non era ancora sulla scena.
Un giorno mi trovavo nel mio ufficio, quando è arrivata la polizia, mi ha portato con sé e mi hanno messo in cella. L’omosessualità era illegale. Qualcuno disse qualcosa su di me e la mia ingenuità; anch’io ho detto delle cose che confermavano i loro sospetti. Ho passato qualche ora in cella prima che mi multassero e mi rilasciassero. Ero intontito per lo shock. Tornando a casa, ho scalato una collina dietro casa mia e ho gridato a quel Dio del quale mi ero convinto della non esistenza: «DIO, aiutami!», ho urlato.
Potevo vedere la mia vita svanire. Avevo perso il lavoro; ero stato rigettato dai miei amici. La mia sessualità era stata un segreto ma anche illegale. Avrei potuto passare anni in galera. Ero pieno di vergogna che la mia vita segreta fosse messa a nudo e pieno di paura del futuro.
Ad ogni modo, la mia preghiera di due parole è bastata a cambiare le cose. Cose straordinarie sono accadute. Dio aveva cominciato a realizzare un piano prima ancora che io gridassi a Lui.
C’era una ragazza che conoscevo, di nome Joan, una cristiana forte che anni prima avevo frequentato. Mentre stavo viaggiando per l’Europa le avevo anche scritto dicendole che ero gay. Non l’avevo più sentita da quel momento. Tuttavia, pensavo ci fosse ancora un barlume di speranza e che avevo bisogno di uscire da tutta questa situazione, così le ho scritto di nuovo spiegandole il casino nel quale mi trovavo e chiedendole di salire a Papua e sposarmi.
Dopo un po’ di tempo ho ricevuto una sua lettera in cui diceva che sarebbe salita e che aveva ricevuto un incarico per insegnare lì. Prima ancora che le scrivessi, si stava già organizzando per andare in Papa Nuova Guinea. Sono andato a salutarla all’aeroporto con qualche vago mugolio sul fatto del matrimonio. Mi ha risposto: «Non penserò di sposarti fino a quando non sarai nato di nuovo, non sarai battezzato in acqua e con lo Spirito Santo.»
Davvero, non mi aspettavo tanto. Era la vaga speranza di una mente intorpidita. L’ho portata in giro a farle vedere la città mentre era lì e lei mi ha portato nel quartier generale di Gioventù in Missione (in inglese YWAM). Era diretto da un giovane un po’ spartano e di bell’aspetto di nome Tom Hallas. Mi ha gettato uno sguardo e mi ha chiamato “pagano”. Non mi disturbava poiché vedevo il suo giudizio abbastanza corretto ed ho anche apprezzato il suo approccio brusco.
Joan partì per accettare un posto a Manus Island. Prima di andarsene mi fece promettere che sarei andato in chiesa almeno una volta alla settimana. Le ho detto di sì. Dopo essere andata via, ho deciso di andare alla chiesa di Gioventù in Missione. Ci si incontrava la sera per il culto nella loro abitazione di riferimento, a partire dalle 18. In Papua Nuova Guinea il sole tramonta alle 18. Ho deciso di andarci in ritardo, intrufolarmi da dietro e andarmene non appena il culto fosse finito.
Quando mi sono avvicinato alla casa, era tutto al buio e mi chiedevo perché. Man mano che salivo, ho notato che c’erano affisse delle diapositive del lavoro missionario all’«Ukarumpa», la sede dell’istituto estivo di linguistica (conosciuto in Australia come «Wycliffe Bible Translators»). Ero soddisfatto perché sentivo che adesso sarebbe stato facile, mi sarei introdotto dalla porta posteriore e avrei avuto una migliore opportunità per non essere scoperto. Stavo andando al culto soltanto per mantenere la promessa che avevo fatto a Joan.
Ho camminato senza far rumore verso la porta con gli occhi catturati dalle diapositive. Non sapevo che alcuni dei membri della missione avevano dei bambini. Per impedire che sgattaiolassero fuori di notte, avevano posto una piccola barriera davanti alla porta d’ingresso. Nell’oscurità, non l’ho vista e ci sono andato contro. Ho inciampato e sono stato catapultato dentro la sala. Mi sono schiantato sul pavimento e sono rimasto senza fiato. «Oooh!». La gente ha urlato ed è schizzata su dalla sedie a questa violenta intrusione nel bel mezzo della riunione. Si sono accese le luci e tutti si sono raccolti attorno a questo ansimante uomo bianco steso sul pavimento. Qualcuno alla fine mi ha aiutato, mi ha fatto alzare e mi ha fatto sedere davanti di fronte a tutti i missionari!
Stavo vivendo una vita di orgoglio. Mi ero indurito ed ero diventato insensibile alle persone. Adesso scioccato, umiliato e imbarazzato, ho lasciato che il culto mi toccasse. Ho cominciato ad ascoltare. Ho avvertito la presenza di Dio tra quelle persone semplici. Stavano rendendo testimonianza di un Dio che provvedeva, un Dio che si prendeva cura e che i miracoli avvenivano. Era una chiesa viva, non una formale riunione di religiosi. Il mio cuore è stato toccato. Non me ne sono andato alla fine del culto, ma sono rimasto per la cena e ho parlato con la gente. Ho chiesto a Tom e ad un altro leader, un americano di nome Dave Ravenhill, di venirmi a trovare nel mio appartamento il giorno dopo.
Sono venuti che era il giorno festivo dell’Australia Day del 1973. Mi sono aperto con loro, mi sono ravveduto dal peccato e il mio rapporto con Dio è stato ristorato. Ho iniziato a frequentare i culti e mi hanno proposto di battezzarmi. Passarono alcune settimane. Il sabato sera prima del mio battesimo uno dei miei spasimanti si è ripresentato e abbiamo cominciato a fare sesso. Mi sono sentito diviso a metà e gli ho detto: «No! Non posso farlo. Sono cristiano.» Mentre se ne andava gli dicevo: «Non tornare. Sono cristiano.» Mi sentivo malissimo. Qualunque fede avessi, era stata sopraffatta dal desiderio sessuale.
Appena mi sono trovato da solo, sono caduto sulle ginocchia e ho pensato che non potevo più essere battezzato: «Non sono bravo abbastanza per essere cristiano!». Poi ho sentito la voce di Dio che mi parlava e diceva: «Chi dice che non sei bravo abbastanza! Io ti amo.» Subito ho pensato: «Questo pensiero che ho avuto è dal diavolo. È lui che condanna e che distrugge.» Ero deciso a battezzarmi.
Il giorno dopo sono andato al battesimo. Il culto si è svolto nella spiaggia di Gabutu. C’era la gente del villaggio riunita, attratta dalla musica e dall’atmosfera di festa. La squadra di Gioventù in Missione suonava le chitarre e cantava. A me e ad altri è stato dato il microfono per dire perché ci stavamo battezzando. Era un evento pubblico vero e proprio.

Siccome l’acqua non era molto profonda, i battezzanti dovevano camminare un po’. Quando è stato il mio turno, mi è stato anche chiesto se avrei voluto ricevere il battesimo dello Spirito Santo. Sentendomi ancora distrutto dalla sera prima, ho detto: «Ho bisogno di tutto quello che mi serve per condurre una vita cristiana.»
Sono stato battezzato e quando sono uscito dall’acqua ho parlato in lingue. Una settimana prima o giù di lì, avevo detto ad alcuni amici sulla squadra di Gioventù in Missione: «Sono persone davvero carine, ma nessuno mi farà parlare quel linguaggio privo di senso!» Sapevo che questa esperienza venirva da Dio.
Ora avevo qualcosa che non avevo prima. Sono venuto a conoscenza della scrittura in 1 Corinzi 14:4:
Chi parla in altra lingua edifica se stesso; ma chi profetizza edifica la chiesa.
Colui che prega in lingue edifica se stesso, quindi ho deciso di parlare in lingue dovunque mi trovassi. Una settimana dopo o giù di lì, mentre guidavo e parlavo in lingue, ho avuto un’esperienza come se un vento impetuoso mi avesse attraversato. È stata un sensazione purificante, depurativa. La mia lode e la mia vita adesso erano più in armonia con Dio.
Joan ha acconsentito a sposarmi. Ci siamo fidanzati e ci siamo sposati in una data che Dio ci aveva dato tre anni prima. È stato fantastico.
Ho scritto al padre di Joan che era al corrente della situazione, chiedendogli formalmente la benedizione per sposare sua figlia. Era un uomo cristiano meraviglioso; un predicatore della chiesa battista. Mi ha risposto citando la scrittura:
Se dunque uno è in Cristo, egli è una nuova creatura; le cose vecchie sono passate; ecco, tutte le cose sono diventate nuove.
La luna di miele nelle montagne del Nuovo Galles del Sud è stato come avrebbe dovuto essere. Dio ha continuato a fare grandi cose. Non sono andato in prigione, non ho perso il lavoro, nel 1976 sono tornato in Australia ed è nato il nostro primo bambino. È un Dio stupendo.

Sebbene abbia ancora qualche attrazione per lo stesso sesso, il suo potere su di me è infranto. Ho dedicato la mia vita per servire Dio, la sua Chiesa e la mia famiglia.
Una delle cose più difficili è stata condividere la mia testimonianza con i miei figli. Ho aspettato che il più piccolo fosse adolescente per dirglielo. Sono rimasti impressionati. Ho voluto farlo in modo da potermi sentire libero di aiutare altri che lottano con l’attrazione per lo stesso sesso e la fede. Adesso racconto la mia storia in varie chiese, incoraggiando quelli che lottano contro l’attrazione per lo stesso sesso per seguire Gesù.
Sono stato pastore per oltre trent’anni e ho servito in molti paesi. Sono sposato da quarant’anni, ho sposato tre figli e ho (fino ad ora) otto nipoti. Dio ha continuato a fare cose incredibili nella mia vita. Lui è il mio Signore e continuo a servirlo.
Fonte: Two Prisms
