«GESÙ VUOLE CAMBIARE ANCHE LA TUA VITA, ALE!», REPLICÒ

È sempre più difficile al giorno d’oggi aprirsi ed essere capiti. Spesso se vogliamo raccontare una storia senza filtri dobbiamo stare attenti ed essere politicamente corretti. Questo è il paradosso del secolo della libertà: tutti sono liberi di raccontare quello che vogliono, a condizione che quello che racconti non disturbi una certa classe di persone. Alessandro è stato un ragazzo orfano e abusato sessualmente. In un mondo in cui anche la psicologia si è piegata ai voleri dei potenti che impongono la dittatura a sei colori, Alessandro confessa – e tutto nella sua storia appare lineare e logico – come la sua omosessualità è stata causata da queste ferite e come Gesù Cristo il figlio di Dio lo ha ristorato e salvato. Una storia scomoda ma che si erge come una bandiera rivelatrice della Salvezza e dell’Amore del Messia che sempre di più, in un’epoca di tenebre e fascismo LGBT, dà speranza a quanti hanno il coraggio di accettare di non essere irrimediabilmente gay.
Mi chiamo Alessandro, sono originario di Caserta, ma abito a Civitavecchia da quasi 20 anni, dove gestisco una piccola impresa di pulizia.
Nel 1986 ho incontrato una Persona che ha cambiato per sempre la mia destinazione eterna e voglio raccontarvi di quest’incontro.
La mia infanzia e adolescenza erano state tutt’altro che facili. Quando avevo solo 9 mesi la mia giovane mamma morì in un tragico incidente stradale e fu allora che mio padre, non avendo nessun parente disposto a prendersi cura di un poppante, e in più dei miei fratelli maggiori, mi affidò alle cure di un orfanotrofio gestito da religiose. Qualche mese dopo fui assegnato a quelli che sarebbero stati i miei genitori adottivi: una coppia amorevole di cui conservo piacevoli ricordi, in particolare di mio padre adottivo.
Ero un bambino molto sensibile e molto portato per l’arte, forse anche per queste caratteristiche sentivo di avere molte cose in comune con una mia cugina, con la quale passavo tanto tempo e che con me condivideva tutto, anche i suoi giochi. Ma man mano, nella mia ricerca di identità cominciai ad entrare un po’ in simbiosi con lei e finire per essere sempre più attratto dai giocattoli per bambine. Ricordo un episodio in cui i miei genitori adottivi mi avevano portato in un grande negozio di giocattoli ed io piangevo perché volevo che mi comprassero una bambola alta quasi un metro: subito scoppiai a piangere e chiesi ai miei di comprarmela. Un terapeuta mi disse più tardi che quella bambola così verosimile rappresentava nell’inconscio l’immagine della mia mamma biologica di cui sentivo la profonda mancanza. Non so quanto me ne rendessi conto, ma sicuramente ricordo di soffrire tanto per la mancanza dei miei fratelli maggiori i quali erano erano rimasti in un altro collegio, e quando venivano a trovare la nostra nonna nel mio paese era una vera festa: venivo sommerso dai loro abbracci, pizzicotti sulle guance e sopratutto condividevamo tutti e quattro la passione per la musica ed il canto.
Purtroppo altri due tragici eventi segnarono la mia adolescenza creando ferite ancora più profonde. A 15 anni fui vittima di un abuso sessuale da parte di una persona che frequentava la casa dei miei genitori adottivi e a 16 anni persi la anche la mia madre adottiva. Fu l’inizio di una profonda depressione e nel mio non avere una meta cominciai a frequentare delle discoteche “in” della mia città e passare da un “innamoramento” ad un altro dei confronti dei ragazzi del mio stesso sesso: cominciavo in altre parole ad identificarmi come un “gay”. Il tutto lasciava però in fondo al mio cuore una perenne insoddisfazione e tristezza.
Quando ero solo, tante domande soffocavano la mia mente: «Perché queste cose dovevano capitare tutte a me? Orfano di madre, abbandonato da mio padre, senza poter crescere con i miei fratelli che amavo; in più sono stato abusato, ho perso mia madre adottiva, e ora sono etichettato omosessuale! Perché?» Quel profondo periodo di crisi durò almeno quattro anni.
Un giorno, finalmente, incontrai al mercato la mia mia amica Ada con la quale eravamo spesso andati a ballare insieme. Ma quel giorno Ada aveva una luce diversa che non era il riflesso dei fari delle discoteche che frequentavamo, ma una luce stupenda che brillava dal di dentro. Senza indugiare le chiesi: «Ada, che ti è successo?». «Ho incontrato Gesù.» Non capì la sua risposta ed infatti le scoppiai a ridere in faccia. Lei, serena, ma con fermezza, replicò: «Gesù vuole cambiare anche la tua vita, Ale!». Continuavo a non capire, ma nel mio cuore era calato un grande silenzio e da quel momento per giorni l’eco delle sue parole non mi abbandonava.
Un giorno un’altra mia amica di infanzia di nome Rosa mi regalò una Bibbia. Benché ogni tanto provassi a la leggerla come mi aveva suggerito, sinceramente, non ci capivo molto. Provai anche a seguire degli insegnamenti la setta dei “Testimoni di Geova”, ma la loro religiosità mentale e dottrinale (oltre che errata) non era la risposta… Finalmente dopo mesi di battaglie interiori, nella mia disperazione, mi rivolsi al Gesù vivente e potente di cui mi parlavano le mia amiche cristiane evangeliche. Non sapevo neanche cosa digrGli e continuavo solo a piangere e dimenarmi.
Sgomitando per il dolore della mia anima, feci “casualmente” cadere la Bibbia a terra. Con gli occhi pieni di lacrime notai che si era aperta su una pagina del Vangelo dove è scritto:
IO (Gesù) SONO LA VIA LA VERITÀ E LA VITA; NESSUNO VIENE AL PADRE SE NON PER MEZZO DI ME.
– Vangelo secondo Giovanni 14:6 –
Era come se Gesù mi stesse parlando personalmente e offrendo una via d’uscita dalla disperazione, dalla mancanza di vera gioia, dal peccato e dalla solitudine. Da solo decisi di accettare l’invito e di andare in una Chiesa Cristiana Evangelica, dove predicavano un Gesù vivente, che libera e guarisce oggi. In seguito conobbi la la missione evangelistica «Cristo è la Riposta» dove vi erano anche persone che erano totalmente uscite da un passato burrascoso (di alcolismo, droga, promiscuità sessuale) e avevano dedicato la loro vita a raccontare ad altri la loro esperienza.
Nell’ascoltare quelle testimonianze di vite totalmente trasformate e nel conoscere meglio il Signore Gesù , capì che la natura che Dio nella sua perfezione mi aveva dato era quella di essere un UOMO.
Lasciare lo lo stile di vita omosessuale non fu una cosa da un giorno all’altro, è vero, ma decisi accettare ciò che Dio, nel suo stupendo piano per la mia vita, aveva deciso per me (essere un uomo) e di combattere la confusione di genere a fianco di Colui che ha già vinto: Gesù!
Sono passati anni da quella esperienza di incontro con Gesù. Non è sempre stato facile, lo ammetto, ma questo versetto è stato un inno di vittoria che mi ha dato forza nelle difficoltà:
TUTTO CIÒ CHE È NATO DA DIO VINCE IL MONDO; E QUESTA È LA VITTORIA CHE HA SCONFITTO IL MONDO: LA NOSTRA FEDE.
– Prima epistola di Giovanni 5:5 –
Nella nostra società sentiamo tante opinioni su questo argomento così delicato. Molti sono convinti che si nasca così e non ci si possa fare niente. Io credo invece che Dio abbia creato solo due generi: maschio e femmina, come dice la parola di Dio. Purtroppo viviamo in un mondo decaduto dove abbiamo un nemico che vuole portare confusione già tra i giovanissimi e tutti i mass media e la mancanza di valori alimentano questa confusione con idee come: «Tutto e permesso basta che ti piaccia!». Ma è solo un inganno! Forse pensi che non si possa cambiare, e forse con la tua forza di volontà non avverrà mai, io ti invito ad affidarti a Colui che ti ha creato ed accettare il cuore nuovo che il Signore dona a coloro che credono in Lui.

Sou ex homossexual
E é lindo ver o agir do Senhor nestas vidas..