RIGETTATA DA MIA MADRE, ACCETTATA DA GESÙ
Anche se mio padre e mia madre mi avessero abbandonato, l’Eterno mi accoglierebbe.
(Salmo 27,10)
Mi era stata profondamente inculcata l’idea che ero nata così e che non potevo cambiare. Per questo ero pronta al suicidio. A 28 anni sono arrivata allo stallo. Se non mi fossi riconnessa veramente con Dio, non avrei visto un’altra alternativa. Immaginare un futuro da sola, l’invecchiare come lesbica e alcolizzata mi deprimeva.
Quando avevo 20 anni mi sono data ad assecondare questo orientamento e ho butatto alle spalle la mia fede. Nei primi anni mi sentivo davvero a mio agio in questa identità, dichiarandomi apertamente lesbica.
Tuttavia ero cosciente di aver perso la connessione con Dio che ad un certo momento della mia vita mi era stato vicinissimo. Adesso quando pregavo sentivo un vuoto tombale.
La prima relazione con una donna era stata così coinvolgente e ossessiva che pensavo di aver trovato l’anima gemella. Non avevo mai provato prima una connessione così logorante con qualcuno. Ignoravo ormai ogni intenzione di vivere come una persona di fede, anche se avevo avuto abbastanza prove per credere nell’esistenza di Dio e che la Bibbia fosse la Sua parola. Mi sentivo adesso confusa nel cercare di capire quella che vedevo come una cattiveria di Dio nei miei confronti: l’avermi creato lesbica, e quindi già condannata in partenza ad essere rifiutata da Lui.
Quando “la mia anima gemella” (il nuovo dio che mi ero fatta) mi ha lasciata per un’altra, ne sono uscita distrutta. Ad ogni modo adesso non avevo dubbi che fossi omosessuale. Avevo il rigetto degli uomini e avevo trovato il mio posto nel lesbismo. Adesso vivevo con la speranza di trovare la mia “dolce metà”. Tuttavia, dopo un certo numero di relazioni, alcune più durature di altre, sono arrivata al punto che non osavo più amare troppo per non farmi del male. Ho abbandonato ogni illusione di farmi una vita con una donna, ma ormai ero intrappolata nel mio orientamento.
Siccome ero stata completamente indottrinata, non credevo che sarei potuta cambiare. Nonostante questo, un giorno è come se una fievole luce mi avesse rivelato che forse avrei trovato l’amore riconnettendomi con Dio così da poterci riuscire. Ho chiesto a Dio che in qualche modo mi mostrasse se questo fosse possibile. Se Dio esisteva veramente e mi stava cercando, sarei stata pronta ad abbandonare ogni speranza d’amore riposta nelle persone poiché fino ad allora non aveva mai funzionato. Ero pronta a chiudere con questo tipo di ricerca in un modo o nell’altro.
Se Dio lo voleva avrei messo da parte ogni presupposto e Lo avrei semplicemente seguito, sapendo che è buono e che mi avrebbe ristorato nella maniera in cui avrebbe voluto. Se Dio non mi avesse risposto, il gesto più logico da fare per me era quello di farla finita. Se quelli dell’essere gay erano principi assoluti significava che ero in trappola e che la teoria che non sarei potuta cambiare mi avrebbe portato alla disperazione.
Ma se oggi sto scrivendo questa testimonianza significa che ho avuto una risposta. Dio mi ha raggiunta in una maniera alquanto incredibile, rispondendo all’ultimo disperato tentativo di preghiera, mandandomi qualcuno una sera a parlarmi ed aiutarmi a ritornare alla vita di fede.
Non mi sono sottoposta a nessun tipo di terapia riparativa. Me la sono fatta semplicemente alla larga dalla vecchia vita e cercato l’aiuto di Dio. È stata come una doccia fredda, un passo di fede, come morire. È stato difficilissimo ma alla fine è stata una nuova vita, il respiro di un nuovo inizio.
La cosa che mi aiutato di più è stato ricostruire il perché fossi stata così. Mi chiedevo spesso che rapporto ci potesse essere tra il fatto che molto miei amici gay fossero stati adottati e il fatto appunto di essere gay. Più tardi io e Pete, mio marito, speravamo di adottare un bambino. Sfortunatamente per noi non è mai avvenuto. Tuttavia, durante le sedute per l’adozione ci hanno spiegato la possibile disfunzione della quale un bambino staccato dal seno di sua madre potrebbe soffrire, soprattutto se nei primi mesi o nei primi anni di vita.
Ho cominciato a notare una certa ricorrenza di questa disfunzione del distacco in molti miei amici omosessuali che erano stati adottati, chi in un modo chi in un altro. A me è avvenuta la stessa cosa perché ero la terza di tre figli ed il più grande era affetto da una grave forma di autismo, per cui i miei genitori gli prestavano attenzioni e cure 24 ore su 24. Mia madre mi diceva spesso che era contenta di quanto io fossi una bambina tranquilla e che doveva solamente pensare a farmi mangiare e vestirmi. Ma un bambino ha bisogno molto più di questo. Per questo motivo ho sempre cercato questa connessione con le donne, perché non ce l’avevo mai avuta con mia madre
Quando mio fratello all’età di 12 anni è annegato, casa mia si è trasformata in un luogo ancora più cupo e triste. Ho cominciato a pensare che se fossi stata un ragazzo avrei potuto prendere il posto di mio fratello e forse guadagnarmi l’amore dei miei genitori, di cui ero tanto desiderosa. Come lesbica, mi sentivo un uomo intrappolato in un corpo di donna, e mi sarei anche spinta a fare l’operazione per cambiare sesso se non fosse stato per la paura che avevo di mia madre piuttosto che di Dio. Le ho tenuto tutto nascosto; sarebbe stato inconcepibile tornare a casa e spuntarle davanti come “figlio”…
Alla fine ho accettato il carattere di mia madre, ferito e influenzato dalle tragedie passate. Da adulta ero capace di vedere il suo disagio e poco a poco sono riuscita a perdonarla per gli abusi verbali ed emozionali che avevo subito da parte sua. Mio padre ha affrontato il dramma famigliare semplicemente allontanandosi. Era un uomo dolcissimo ma molto introverso. Mi sento a stento con lui e sicuramente non mi ha mai incoraggiato come donna.
Non ho cambiato la mia vita diventando eterosessuale. Il mio desiderio era quello di avere una relazione con Gesù. A 28 anni ero allo stremo e per la prima volta ho realizzato che una donna non poteva mai completarmi. Nessuna persona avrebbe potuto. Non ho più voluto etichettare la mia vita a seconda della mia sessualità. Il mio piano era quello di vivere da sola ed essere una discepola di Gesù, cercando di fare tutto quello che mi chiede di fare.
Dio mi ha condotto verso la completezza in Lui e nel mio caso anche verso il matrimonio con Pete, col quale sono sposata da 26 anni. Ma il mio primo amore resta ancora Gesù.
