LA VISIONE DI QUANDO ERO STATO ABUSATO A TRE ANNI
Salve, mi chiamo Gianluca e ho deciso di condividere con voi la storia della mia vita, non vi parlerò di religione ma della mia esperienza personale di come ho ritrovato me stesso nella mia vera identità di uomo grazie all’amore di Dio per me.
Fin da quando ero bambino mio padre è sempre stato un padre che non è mai riuscito a dimostrarmi affetto, ad abbracciarmi, darmi un bacino, dirmi un ti voglio bene. È stato presente fisicamente ma assente emotivamente; l’unico approccio che avevo con lui era solo quando doveva sgridarmi per qualche mio capriccio o facevo qualcosa di sbagliato. Ero un bambino introverso, chiuso in me stesso, timido e insicuro, avevo delle grandi capacità di apprendimento, intellettive e molto fantasia che solo raramente venivano fuori.
All’età di nove anni successe un episodio che mi sconvolse: un giorno io e un mio parente eravamo soli in casa, lui mi prese, mi buttò sul letto matrimoniale e mi tenne bloccato con braccia e gambe divaricate, io non capivo cosa stesse facendo ma intuì che era qualcosa di brutto ed ero spaventato ma non dicevo nulla. Lui tenendomi bloccato con le sue mani avvicinò il suo viso alla mia faccia come se mi volesse baciare ma prima di farlo si ritira e mi lascia libero, e con la faccia turbata come di uno che si pente di quello che aveva intenzione di fare va via e si chiude in bagno.
L’anno della terza media è stato particolare, è stato l’anno in cui avevo attrazione per due mie compagne di classe, soprattutto per una -Jennifer- la mia amica con cui parlavo e scherzavo di più di tutti gli altri, mi trovavo bene con lei ma allo stesso tempo ho iniziato a provare attrazione anche per i ragazzi e non capivo il perché e questo mi turbava; era una cosa nuova per me che non c’era mai stata prima.
Mi sentivo scombussolato, mi piaceva Jennifer e anche alcuni ragazzi della scuola, nel frattempo cercavo risposte e non trovavo granché, mi ponevo domande sul sesso, sui rapporti sessuali, su come funziona, sul cambiamento del mio corpo. La mia presunta bisessualità era evidente in me, ma io non me ne accorgevo di avere atteggiamenti che la facessero notare ma si notava e iniziarono lì le prime prese in giro. Gli anni delle superiori sono stati i più brutti della mia vita, dai 14 ai 18 anni, non solo per il bullismo e la totale mancanza di amici, anche perché la mia omosessualità si era accentuata.
Non ho avuto per anni più nessun modo di parlare e confrontarmi con una ragazza. Quando ho iniziato la scuola superiore mi ero iscritto ad un corso di informatica e dopo un po’ i miei genitori mi comprarono un computer. Il computer all’inizio mi serviva per esercitarmi su quello che imparavo nel corso ma dopo un anno allacciai la rete internet e fu così che iniziai ad esplorare il mondo di internet e i primi video porno anche a tematica gay. Giorno dopo giorno li guardavo fino a diventarne dipendente insieme con la pornografia anche la masturbazione.
All’età di 16 anni sentì forte il bisogno di avere un amico che potesse capirmi, che era anche lui gay con cui potessi parlare; avevo bisogno di conoscere gente come me. Iniziai a scrivermi in siti di incontri e comunità gay. Sotto falsa foto e identità iniziai a conversare con varie persone; erano di varie parte d’Italia ma io volevo conoscerne uno e di presenza. Conobbi tanti ragazzi; con alcuni ebbi solo dei rapporti di sesso occasionali. Solo con due ebbi delle relazioni che durarono poco. Via chat parlavo con tanti uomini gay di tutte le età e condizioni: single, fidanzati, sposati, anziani ultra 50enni. La maggior parte di loro cercava solo sesso.
La mia vita da omosessuale era una strazio. Con i miei genitori non potevo parlarne, due anni prima mentre guardavamo il TG c’era un servizio sul gay pride e mio padre commentò con disgusto dicendo che lui un figlio gay non l’avrebbe mai accettato, e anche se ne avesse uno non si doveva mai permettere di portare un ragazzo a casa ma doveva vivere nell’anonimato perché era una vergogna. Quando udì quelle parole ho sentito un forte dolore al petto come un coltello che mi avesse trafitto, corsi nella mia stanza e scoppiai in lacrime. Da quel momento cercai di cambiare e di trovare una soluzione per uscire dall’omosessualità.
Passarono due anni e capì che mi dovevo rassegnare, non potevo cambiare ciò che ero. Non accettavo la mia omosessualità ma sapevo che ci dovevo convivere.
All’età di 18 anni un mio compagno di classe mi invitò a partecipare ad un corso di evangelizzazione che durava due giorni,. All’inizio non ci volevo andare ma poi mi convissi. Il corso era composto da insegnamenti, dinamiche e testimonianze. Fra le varie testimonianze dei membri dell’equipe del corso ci fu una che mi colpì di più di tutte: era quella di un ragazzo che era sordo dalla nascita e con il tempo lui riuscì a parlare anche se con una voce molto rauca. Lui raccontava le sue difficoltà nel vivere la vita, col fatto che non accettava la sua sordità, si sentiva diverso dagli altri ed era preso anche di mira. Poi quando ha conosciuto Gesù la sua vita è iniziata a cambiare. Non aveva recuperato l’udito ma la sua vita adesso aveva un senso. Mi toccò molto e mi rispecchiai molto in lui; vedevo nelle sue parole la stessa sofferenza che era la mia, anche io ero un “diverso” e dovuto affrontare molte difficoltà, preso di mira e tutto.
Iniziai a chiedermi se questi ragazzi avevano trovato la loro felicità in Gesù forse c’è speranza anche per me? Nel corso dicevano che Gesù è amore, che amava tutti gli uomini ed io mi chiedevo: “Ma Gesù può amare uno come me, con tutto quello che avevo vissuto?”
La risposta arrivò il giorno seguente, ci diedero un post-it e lì dovevamo scrivere i nostri peccati in anonimato e dopo averli consegnati il prete prese una croce di legno spoglia e preso i biglietti a gruppi, li inchiodò su quella croce e dopo aver finito prese della vernice rossa e la sparse lungo quella croce ricoprendo i biglietti. La vernice rappresentava il sangue di Gesù che su quella croce ha coperto ogni peccato; Lui aveva pagato per ogni peccato di ogni uomo compreso i miei. Lì capi che non esiste per Dio peccato che non possa perdonare anche quelli che per l’uomo possano sembrare i più scandalosi, vergognosi, e imperdonabili, ma Dio non fa differenza di peccato: Lui ti ama e ha dato suo figlio Gesù sulla croce per ristabilirti e darti vita nuova e pulirti da ogni peccato.
Dopo questo iniziò una adorazione e avevano allestito un altare. Chi voleva poteva inginocchiarsi davanti all’altare e adorare. Io lo feci, mi inginocchiai, chiusi gli occhi e pregai, feci la mia prima preghiera con tutto il mio cuore, chiesi perdono a Dio, che mi dispiaceva per tutto quello che avevo fatto prima, chiesi perdono per tutte le volte che avevo desiderato di morire e che una volta preso dall’input della disperazione mi ero chiuso in bagno ed avevo preso una lametta, ma poi per mancanza di coraggio non feci neanche la prova a tagliarmi. Gli dissi che ora Lui doveva essere il re della mia vita, mi dispiaceva di non avergli ceduto il posto prima ma ora volevo iniziare una vita nuova insieme con lui. Mi alzai e piansi ma avevo una pace dentro il mio cuore, avevo accettato Gesù nella mia vita come mio personale Signore e Salvatore, sentì l’amore di Dio cosi forte, una pace così forte come se mi trovassi sotto una cascata che scorreva dentro di me. Dio aveva deciso di manifestarsi nella mia vita, non ha guardato nulla se non il mio cuore, non ha guardato in quale contesto fossi, in quale chiesa andassi o la sua dottrina, non importava nulla: l’unica cosa importante che una sua creatura gli aveva deciso di aprigli il cuore. Da ì ho capito che la salvezza di una persona dipende dal suo cuore, e no dalla dottrina, o dalla chiesa che frequenta ma dipende da questo: “Chiunque invocherà il nome del Signore sarà salvato” (Atti degli Apostoli 2:21).
Iniziai a frequentare la chiesa e inserirmi nel gruppo giovani, lì conobbi tante persone tra cui anche ragazze, feci nuove amicizie e iniziai a provare attrazione per le ragazze dopo anni che non ne avevo minimamente. Non erano scomparse quelle verso i ragazzi ma lì iniziai a capire che Gesù stava cambiando la mia vita; ero felice, avevo una speranza adesso di vivere una vita migliore.
Passarono due anni, pregavo Dio di cambiarmi, che facesse sparire da me i desideri omosessuali, questo non accadeva, non sapevo come fare per uscirne fuori, avevo letto su internet tante testimonianze di ragazzi che erano usciti dall’omosessualità ed io volevo lo stesso per me, pregavo Dio di illuminarmi e guidarmi su come fare la mia vita era piena di alti e bassi. Amavo Dio ma dipendenze di peccato nella mia vita c’erano ancora, ancora guardavo pornografia e desideravo avere rapporti con uomini. I sensi di colpa e di vergogna per questo mi tormentavano mi sentivo indegno davanti a Dio fino a quando per svariati motivi lasciai la chiesa cattolica e mi inserii in quella evangelica. Lì mi inserii sempre in un gruppo giovani, conobbi un leader spirituale che era assegnato ad ogni gruppetto di giovani; lui doveva seguirci nella crescita spirituale. Guidato da Dio, decisi di parlare con lui della mia condizione: sentivo di potermi fidare. Nella chiesa precedente non ne parlavo con nessuno per la vergogna e paura di essere giudicato. Compresi che se volevo uscirne fuori ne dovevo parlare, così ne parlai: fu una grande benedizione per me, trovai in lui una persona in grado di capirmi e aiutarmi; non mi giudicò, anzi organizzò insieme con altri ragazzi che erano pure omosessuali una terapia di gruppo, ci riunivamo e leggevamo il libro di Richard Cohen, “Riscoprirsi Normali”. Il libro parlava di come facendo terapia e con l’aiuto di Dio, si può uscire fuori dall’omosessualità, che non si nasce gay ma lo si diventa a cause di ferite e traumi nell’anima. Ogni volta che leggevamo il libro c’erano testimonianze di molti ragazzi che Cohen aveva seguito e che era riuscito a tirare fuori dall’omosessualità e io mi rispecchiavo molto nelle loro vite e capii che dovevo guarire e sapere quali erano le mie ferite che mi avevano portato ad avere attrazioni per uomini.
Una sera di agosto, io e altri fratelli ci riunimmo per pregare, durante l’adorazione stavo adorando quando all’improvviso ebbi una visione, vidi me da piccolo nudo sul letto matrimoniale dei miei genitori e quel parente che all’età di 9 anni mi aveva buttato sul letto bloccandomi: era lì anche lui nudo che si accingeva ad avvicinarsi a me. Io interruppi subito la visione aprendo gli occhi, rimasi sconvolto, compresi subito che quel parente aveva abusato di me. L’indomani fu un giorno bruttissimo, non volevo credere a quello che avevo visto, volevo che tutto fosse frutto della mia immaginazione, che non era successo veramente, pregai, cercavo conforto e conferme e le conferme arrivarono. Lo Spirito Santo mi parlò, mi disse che era reale quello che avevo visto, che lì avevo tre anni, e che non era stata l’unica volta quell’episodio. Era necessario per me che io facessi ritornare a galla questa ferita, sepolta nel profondo del mio cuore e che io perdonassi quel mio parente se volevo uscire dall’omosessualità.
Compresi per rivelazione, tutte le ferite che avevano causato la mia omosessualità: dal rigetto di mia madre prima che io nascessi, alla mancanza affettiva di mio padre per concludere con l’abuso.
Nel mese di agosto vado ad un ritiro spirituale di una settimana, da lunedì al sabato. Il giovedì pomeriggio arriva il momento della preghiera della guarigione dell’anima. Dopo la predica inizia l’adorazione con i canti, inizio a pregare Dio di guarirmi, con tutto il cuore e di aiutarmi a perdonare, dicevo a Dio che la mia intenzione c’era con tutto il cuore ma avevo bisogno del suo aiuto. Ad un certo punto inizio a piangere interrottamente, e sento un peso uscire fuori dal mio corpo, un senso di liberazione mi pervade, ce l’avevo fatta, ero riuscito a perdonare. Dopo vedo una visione: ero sdraiato su una collina verdeggiante, con Gesù accanto a me che mi stringeva una mano a guardare il panorama, e una voce mi cita il verso del salmo 23:1-2:
Il Signore è il mio pastore, nulla mi mancherà, egli mi fa riposare in verdeggianti pascoli, e su acque tranquille mi conduce.
Gesù nella visione mi parla e mi dice che io ero completamente guarito, e che il tempo della sofferenza era finito, da lì in poi avrei pianto solo di gioia.
Dopo mesi Dio mi rivelò il significato di quelle parole, non mi stava dicendo che da lì in poi non avrei più sofferto ma che il peggio della mia vita era finito, lo avevo ormai passato perché il peggio della vita è vivere senza Gesù. Dio mi aveva guarito da ogni mia ferita. Un paio di settimane dopo il rientro dal ritiro spirituale ecco che i desideri e le attrazione verso gli uomini ritornano ed io mi domandavo ma perché se sono stato guarito? Per me la guarigione era che non dovevo più avere desideri omosessuali ma invece eccoli là, puntuali. Avevo messo in dubbio che in realtà allora non era stato guarito veramente, anche se la mia omosessualità non era più cosi radicata come prima di convertirmi e i primi anni di conversione, ma non era neanche scomparsa.
Dopo mesi conobbi due fratelli che sono ex omosessuali che mi aiutarono a comprendere che in realtà la guarigione c’è stata ma questo non significa che Satana non tenti sempre nei nostri punti deboli. Io mi resi conto infatti che quando io passavo un periodo di fervente comunione con Dio, pregavo e leggevo la Bibbia ogni giorno era come se la mia omosessualità non l’avessi mai avuta ma nei periodi di calo spirituale i desideri tornavano. Dopo tempo adesso posso dire che il processo per uscire fuori dall’omosessualità non è uguale per tutti, non si cambia dall’oggi al domani ma si cambia, ci vuole tempo che può variare da persona a persona e dipende anche da altri fattori.
In chiesa non sempre si trova l’aiuto adeguato, molte volte si dice al ragazzo omosessuale di astenersi dal peccato e pregare che Dio lo aiuterà. Queste sono belle parole che non servono a nulla, non è la soluzione perché l’omosessuale si può astenere per un tempo, non per tutta la vita. I desideri omosessuali non vanno soffocati ma guariti, bisogna guarire dalla causa che li provoca. Astenersi e basta diventa solo un’agonia, una continua lotta senza risultato. Il primo passo per uscirne è rendersi conto che non si è nati cosi, che lo si è diventati a causa di traumi e ferite soprattutto risalenti all’infanzia, chiedere aiuto a Dio, avere la rivelazione dell’amore di Dio che è un padre che ti ama così come sei ma ti ama cosi tanto da non lasciarti in una condizione penosa di peccato che ti fa soffrire ma con il suo amore ti può cambiare.
Prima e dopo la guarigione dalle ferite ho avuto sempre una costante comunione con Dio e lettura della Parola. Il tuo cuore può guarire ma ogni area della tua vita e la tua mente devono essere rinnovati e arrendersi a Dio gradualmente. Acquistare una maggiore sicurezza e autostima di se stessi, riconoscersi come uomo, riavere la tua identità di uomo. Spesso molti ragazzi omosessuali non si sentono abbastanza maschili e virili e di fatti sono attratti da uomini più grandi con fisici possenti e muscolosi che infondono sicurezza. Non cercare la tua sicurezza negli altri uomini ma cercala in Gesù: tu vali per Dio. Se hai una vita arresa a Dio, guarisci dalle tue ferite e insicurezze, avrai la rivelazione che tu sei un uomo, allora anche se ci vuole tempo i desideri omosessuali scompariranno definitivamente. Non dovrai né soffocarli né combatterli per tutta la vita, ma uscirai totalmente dall’omosessualità. Perché si è omosessuali nella mente non nel DNA. Cambia la tua mente e il tuo modo di vederti, sentiti amato da Dio e dalle persone che Dio ti mette accanto. Tu conoscerai la verità e la verità ti farà veramente libero.
