Beckey Cook (USA)

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È QUESTO QUELLO CHE FARÒ PER TUTTA LA VITA?
LA VERITÀ SCIOCCANTE DELL’EVANGELO MI HA CAMBIATO.


Stavo sorseggiando un bicchiere di champagne alla settimana della moda di Parigi, quando un pensiero m’ha sfiorato: “E’ questo quello che farò per tutto il resto della mia vita?” Mi sono guardato attorno, una folla di persone di bell’aspetto, realizzate, che si salutavano col bacio e che mi attorniavano e…all’improvviso mi sono sentito così solo, angosciato e vuoto, tanto da aver lasciato la festa in anticipo.

In quanto direttore di produzione di Hollywood, facevo uno stile di vita di quelli che si leggono tra i gossip dei giornali scandalistici. Ricevevo inviti alle anteprime dei film e alle cerimonie lussuose, come quelle degli Oscar e del Golden Globes. Socializzavo tra le classi alte e ai pranzi della cerchia ristretta delle celebrità. Eppure, tutti i rumori e il glamour stavano perdendo il loro luccichio. Come gay ateo ero cresciuto nel cattolicesimo in Texas abbastanza da sapere che l’omosesssualità e Dio erano incompatibili, e sentivo l’identità gay come invivibile e innaturale.
Ero attratto dagli altri maschi dall’età di 10 anni, a soltanto al liceo, quando ho fatto amicizia con un altro studente gay, ho esplorato dal vivo il mondo dell’omosessualità. Eravamo due adolescenti che giravano gli ambienti gay di Dallas col cuore che ci palpitava di eccitazione, visitando ogni locale gay e gli spettacoli delle drag queen, ballando fino all’alba, mischiandoci con quel tipo di persone e assimilando il gergo del sesso e del libertinaggio.

“Era totalmente un mondo nuovo, un mondo pieno d’interesse” mi dicevo. Mi sentivo come se mi trovassi finalmente con persone che mi capivano. Era incredibile. Eravamo tutti dei disadattati della società, e così mi sono identificato con loro. Mi sentivo libero! In qualunque altro luogo non ero mai riuscito ad esprimere questa parte recondita di me, questo oscuro segreto. A scuola e a casa continuavo ad essere un “bravo e dolce ragazzo etero” e la doppia vita mi ha appesantito mentalmente ed emozionalmente. Ma dal giorno in cui, da adulto, mi sono innamorato del mio primo fidanzato, mi sono sentito ancora più legittimato e gratificato tanto da dichiararmi apertamente gay. Per un certo tempo la vita da persona gay era fantastica e divertente.
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Dopo la celebrità e il successo, innamorarsi era diventato il fine ultimo all’interno della mia cerchia. Sono passato da una serie di relazioni che duravano al massimo due anni, fino a quando uno dei due tradiva l’altro, si annoiava o adocchiava un altro bel tizio. Posso affermare che rompere un rapporto con estrema facilità è tipico delle relazioni omosessuali: E’ tutto così malsano, guidato dalle passioni e senza un impegno serio. E’ tipo…”finché sono attratto da te e mi dai quello che voglio, va bene…stiamo assieme”. Molti dei miei amici omosessuali “sposati” hanno relazioni aperte. Anche nei rapporti più seri vivevo nella paura di essere abbandonato.

Poco dopo il periodo di crisi che avevo vissuto a Parigi, mi sono trovato in un elegante coffee shop di Los Angeles, quando un gruppo di persone dietro di me ha cominciato ad esporre delle Bibbie aperte. Questo mi ha sorpreso perché prima d’allora non avevo mai visto nessuno esporre la Bibbia a Los Angeles, per di più nel quartiere più alla moda. Mi sono girato ed ho chiesto al ragazzo vicino a me: “Quindi, sei un cristiano?” Il giovanotto ha risposto di sì. L’ho preso un po’ alla sprovvista chiedendogli: “Bene, cos’è essere cristiani? Non l’ho mai capito fin ora.” Questo semi-sconosciuto mi ha esposto l’Evangelo ed io gli ho quindi posto la domanda spinosa: “Cosa pensa la chiesa sull’omosessualità?” Allora il ragazzo mi ha risposto che l’omosessualità è peccato. Sono rimasto di sasso. Non gli ho versato la bevanda addosso e nemmeno mi sono preso gioco di lui, come sicuramente avrei fatto un anno prima. Invece, ci siamo scambiati i numeri di telefono e ci siamo messi d’accordo per andarli a trovare in chiesa ad Hollywood.

La domenica dopo ho messo da parte le mie idee mentre mi dirigevo verso la chiesa. Quando il gruppo di lode ha cominciato a suonare, ho fatto involontariamente una smorfia. Ma quando il pastore ha iniziato a predicare sulla lettera ai Romani al capitolo 7, ho cominciato ad avanzare fino al bordo della sedia. Ero assolutamente sconvolto dalla verità dell’evangelo.Ho capito che…oh mio Dio…è tutto vero, vero, vero! Ero scioccato. Ha stravolto nella mia testa tutto quello che pensavo sulla religione.
Era il 20 settembre del 2009, il giorno che ho segnato come “il giorno in cui tutto è completamente cambiato”. E’ stato il giorno in cui sono stato liberato. Tutto d’un tratto, ho cominciato ad essere travolto dalla rivelazione dell’assoluta santità di Dio e del fatto che io fossi un peccatore. Queste verità hanno rimbombato nella mia testa durante tutto il culto. Ho capito subito che se Dio era reale e se la Sua parola era reale, allora l’omosessualità non glorifica Dio e quindi non posso mai più uscire con degli uomini.

Sebbene l’attrazione per lo stesso sesso non fosse sparita del tutto, ho abbracciato immediatamente la mia nuova identità e perso il desiderio di intraprendere relazioni sessuali con uomini. I manierismi e gli interessi sono cambiati. Invece di fare festa i venerdì notte, ora amo i miei incontri personali con Gesù. Oggi ho un ministero di preghiera di gruppo ed una cellula casalinga di preghiera nella stessa chiesa evangelica e testimonio apertamente di come Dio ha fatto del mio cuore ostile e a pezzi, un cuore fervido e restaurato.

Sappiamo infatti che la legge è spirituale; ma io sono carnale, venduto schiavo al peccato. Poiché, ciò che faccio, io non lo capisco: infatti non faccio quello che voglio, ma faccio quello che odio. Ora, se faccio quello che non voglio, ammetto che la legge è buona; allora non sono più io che lo faccio, ma è il peccato che abita in me. Difatti, io so che in me, cioè nella mia carne, non abita alcun bene; poiché in me si trova il volere, ma il modo di compiere il bene, no. Infatti il bene che voglio, non lo faccio; ma il male che non voglio, quello faccio. Ora, se io faccio ciò che non voglio, non sono più io che lo compio, ma è il peccato che abita in me. Mi trovo dunque sotto questa legge: quando voglio fare il bene, il male si trova in me. Infatti io mi compiaccio della legge di Dio, secondo l’uomo interiore, ma vedo un’altra legge nelle mie membra, che combatte contro la legge della mia mente e mi rende prigioniero della legge del peccato che è nelle mie membra. Me infelice! Chi mi libererà da questo corpo di morte? Grazie siano rese a Dio per mezzo di Gesù Cristo, nostro Signore. Così dunque, io con la mente servo la legge di Dio, ma con la carne la legge del peccato. (Lettera ai Romani 7:14-25)