Micheal Edward Ukus (Indonesia)

QUELLA VISIONE SULLA NAVE IN TEMPESTA HA CAMBIATO LA MIA VITA

Mi chiamo Micheal Edward Ukus. Scrivo la storia della mia vita per provare che Dio esiste e che è sempre stato presente nella mia vita. Sono il secondo di tre figli. Abitavamo con i nostri genitori a Manado (Sulawesi settentrionlae).

Gli antefatti. Dopo essermi iscritto ad una università cristiana a Manado per studiare teologia, abbiamo scoperto che i nostri genitori stavano divorziando. All’improvviso abbiamo ricevuto una lettera del tribunale che ci convocava al processo di divorzio. Sinceramente, da figli, siamo rimasti distrutti da questa notizia. Mio padre ci ha quindi lasciati e mia madre è stata costretta a lavorare duramente per provvedere ai nostri bisogni. Tutto questo mi ha distrutto emotivamente, al punto che non ero più capace di proseguire gli studi. Pensavo fosse inutile studiare teologia se i miei genitori si trovavano in procinto di divorziare. Alla fine non ho più avuto voglia di studiare e ho smesso di partecipare alle attività cristiane del mio campus. Il nemico ne ha così approfittato. Mi sono seduto tutto solo in un parco vicino al convitto mentre dei colleghi più grandi perdevano tempo nella camera di uno di loro. Avendomi visto solo soletto uno di loro mi ha invitato a raggiungerli. Cantavano e suonavano la chitarra, bevendo un alcol tipico di Manado. Siccome faceva freddo mi hanno chiesto di bere insieme a loro, giusto per riscaldarmi. Presto hanno cominciato a spogliarmi e violentarmi. Erano in tredici. Ho gridato e sono scappato piangendo talmente ero scioccato da quello che mi avevano fatto.

Questo mi ha sconvolto e rattristato perché mentre la mia famiglia stava soffrendo a causa del divorzio, qualcosa di terribile mi stava accadendo. Ero deluso dalla mia famiglia e dalla gente che si diceva essere figlia di Dio, ma che non si comportava come tale. Dopo questo evento, i miei colleghi più grandi sono venuti nella mia stanza per ripetere la stessa cosa a più riprese. All’inizio non mi piaceva quello che mi facevano, ma alla fine mi è cominciato a piacere. Infine il rettore dell’università è venuto a conoscenza dei nostri atti e mi ha rimproverato. Ho così deciso di lasciare l’università.

Dopo che i miei genitori hanno divorziato, io ed i miei fratelli ci siamo trasferiti l’uno dopo l’altro a Giacarta. Eravamo in difficoltà, speravamo quindi che spostandoci nella capitale avremmo potuto migliorare la situazione finanziaria famigliare. Onestamente era solo colpa mia perché avevo abbandonato il Signore. Per un certo tempo ho servito Dio, ma viste le delusioni in famiglia, avevo deciso di rinunciare alla Sua chiamata. Questa situazione mi frustrava perché mi causava vergogna e paura di riguadagnare il cammino del Signore..

Un percorso doloroso. Si è rivelato ancora più difficile a Giacarta. Giorno dopo giorno avevamo bisogno di soldi per le tasse universitarie e il costo della vita nella capitale è più alto. Per questo, ho preso delle decisioni sbagliate che mi hanno portato ancora più lontano da Dio. Pensavo soltanto ai soldi. Mi sono fatto amico con delle persone che non avevano nessun obiettivo nella vita. Ho fatto così ingresso nello stile di vita tossicomane ed edonista. Sono anche diventato schiavo del peccato omosessuale. La lussuria e l’amore per il denaro mi avevano abbagliato e non mi interessava nient’altro. Mi ero fatto delle amicizie che pensavo mi potessero capire al meglio. Ho lasciato la mia famiglia e ho scelto di tuffarmi in questo stile di vita malsano. Trascorrevo ogni sera con i miei amici nei pub e nelle discoteche. Restavamo anche giorni chiusi in una stanza a drogarci. Nonostante i nostri amici agiati che ci passavano la droga gratis, avevamo ancora bisogno di guadagnare soldi. Quando non ne avevo più, dovevo chiamare mia madre e dormandare dei soldi a lei, inventandole sempre delle scuse diverse. Dopo che mi dava i soldi ritornavo dai miei amici per un altro festino all’insegna delle droghe. Non solo questo. Per i forti desideri sessuali, ero arrivato a pagare gli uomini per soddisfare la mia lussuria. Facevo sesso con i miei amici e con altre persone nella mia stanza senza alcuna vergogna.

Infatti l’amore del denaro è radice di ogni specie di mali; e alcuni che vi si sono dati, si sono sviati dalla fede e si sono procurati molti dolori.

Prima lettera a Timoteo 6:10

Il vizio che mi legava di più era l’omosessualità. Avevo continuamente bisogno di cercare uomini, poco importava che tipo di uomini purché la mia carne fosse saziata. Ero talmente avviluppato da questo peccato che non mi bastava più di fare sesso con un uomo soltanto; lo facevo con due, tre e anche cinque alla volta, anche se questo significava pagarli in denaro e in alcol. Facevo tutto questo a motivo della mia insaziabile lussuria.

La mia vita era completamente a pezzi. Dovevo prostituirmi tutte le sere nelle strade come transgender per farmi un po’ di soldi. Non mi vergognavo finché si trattava di ottenere quello che volevo. Mi fermavo soltanto quando ero troppo stanco o malato, ma poi ricominciavo. Pensavo di trasformarmi completamente in “donna” attraverso la chirurgia per il cambio di sesso. Ormai lavoravo per pagarmi l’operazione, ma era come se avessi le mani bucate. Ho anche fatto il magnaccio: offrivo delle ragazze a dei vecchi pervertiti per potermi pagare la droga e il sesso con degli uomini. Anch’io mi offrivo a dei vecchi perversi. Dio mi ha detto diverse volte di ravvedermi. Per un po’ mi fermavo, ma ricadevo nel peccato.

Piangevo e il peccato mi teneva sempre di più in pugno. Più ci provavo a smettere più ci cadevo. Ho anche pensato che non sarei mai ritornato a Dio. Ho cominciato a biasimare la mia famiglia e me stesso, e iniziavo a pensare che nessuno potesse aiutarmi. Mi ribellavo sempre di più e pensavo: «Tanto vale sprofondare di più». Non mi preoccupavo più della mia vita; pensavo soltanto ai soldi, alla droga e al sesso.

Trasformazione. Sono stato uno schiavo del peccato omosessuale e della dipendenza alle droghe per circa 7 anni. Una volta ho anche fatto una overdose e i miei polmoni si trovavno in uno stato gravissimo. Il medico mi ha detto che mi restava solo un mese di vita, ma grazie alle preghiere sono guarito. Dopo la guarigione sono ritornato ai vizi fino al giorno in cui Dio mi ha sgridato con forza.

Quel giorno mi trovavo sulla nave che da Manado porta a Tahuna. Ero con mia madre e il mio padrigno, alla fine del 2018. All’improvviso la nave, a mare aperto, ha inziziato ad essere agitata dalle onde e dal vento impetuoso. Mi ricordo che erano le 9 di sera. Non ho mai assistito a una cosa del genere. Le nostre cuccette si trovavano nel secondo ponte. Subito la nave ha cominciato a oscillare violentemente. Le porte erano tutte divelte per le onde. La gente gridava, compresa mia mamma. Le donne piangevano per la paura. Ci trovavamo in balia di una tempesta.

La nave ha beccheggiato per circa 8-9 ore. Mio Dio… Non mai avuto così tanto paura prima d’allora. La metà degli effetti personali dei passeggeri è stata gettata a mare. Le luci dell’imbaracazione hanno cominciato ad affievolirsi. Abbiamo tutti messo il gilet di salvataggio che si indossa solo in caso di emergenza. L’equipaggio ci ha detto di aspettare il loro segnale: se dicevano di saltare, dovevamo saltare. I passeggeri cantavano dei cantici senza fermarsi. Alcuni piangevano e tutti stavano all’erta. Avevo paura soprattutto perché mia madre piangeva. In quella situazione pensavo soltanto ad una cosa: i miei peccati. Era come se ogni peccato che avevo commesso balenasse davanti ai miei occhi, come in uno schermo. Non avevo più voce. L’unica cosa che sapevo è che se fossi morto sarei andato direttamente all’inferno…ma dopo mi ricordavo di mia mamma. La amavo profondamente e non volevo che morisse per causa mia. Mia mamma non meritava di soffire in questo modo per le mie colpe. Volevo piangere ma non potevo perché ero terrorizzato.

È stato allora che ho sentito qualcosa nel mio cuore che mi ha spinto a pregare. La mia pregheira era: “Signore, so che ho peccato ma non voglio vedere soffrire mia madre per colpa mia. So che non lo merita. Ti prego, Signore, se deve anche succedere che io debba morire, ma lascia vivere mia mamma. Però, se posso chiederTi una cosa, se vuoi, ti prego di farci campare da questa prova e ti prometto che ritornerò a Te, mi ravvedrò e Ti servirò per tutta la vita.” Dopo questa preghiera, ho aperto gli occhi e ho visto nitidamente una figura con un vestito bianco che camminava lungo la nave e che con le mani toccava i bordi e le pareti dell’imbarcazione. Il mio letto era vicino alla porta che era stata sdradicata dagli urti. Potevo chiaramente vedere questa figura che mi guardava negli occhi. Dal suo sguardo ho capito che tutti sarebbero stati al sicuro.

Ed egli disse loro: «Perché avete paura, o gente di poca fede?» Allora, alzatosi, sgridò i venti e il mare, e si fece gran bonaccia.
– Vangelo seocondo Matteo 8:26 –

Dopo la visione mi sono ricordato di un sogno che avevo fatto prima. Nel sogno mi trovavo in una nave ma che era piena di cadaveri. Ero il solo passeggero all’impiedi che guardava i cadaveri. Non avevo capito il significato del sogno, ma dopo quello che è accaduto sulla nave e come tutti si sono salvati, ho capito che era stato grazie a Dio, sennò saremmo stati tutti morti.

Quest’evento mi ha ricondotto a Dio. Ha cambiato il corso della mia vita…a modo suo. Quello che è impossibile agli uomini, è possibile a Dio. Forse non sono un genio o non possiedo tante cose come altri, ma una cosa so: che Dio mi ha salvato. Mi ha rianimato. Mi ha ristorato ed è Lui che ha cambiato il mi cuore e mi riportato alla Sua gloria. È la ragione della mia vita. In realtà, non ci sono abbastanza parole per descrivere quanto sia grande e meraviglioso. Sono vivo solamente grazie alla Sua misericordia e alla Sua grazia. È Lui che mi ha fatto credere che posso andare avanti e che mi ha dato il coraggio di riavvicinarmi a Lui. Credo che più Gli sto vicino, più divento come Lui. È il solo che ha cambiato la mia vita e che mi ha reso perfetto perché la Sua perfezione copre le mie debolezze e la mia imperfezione. La mia vita è soltanto per Lui, per sempre. Non c’è nessuno motivo per non crederGli. Ha davvero toccato il mio cuore. Grazie, Signore Gesù.

Conclusione. Spero che la mia testimonianza sarà di benedizone e motiverà chiunque la leggerà a dimorare nel Signore. Poco importa quanto è grande il tuo problema, non dimenticare che Lui è più grande del tuo problema. Poco importa chi sei, sappi che sei prezioso agli occhi di Dio. Forse non possiamo vederlo ma Lui si prende sempre cura di noi, veglia continuamente su di noi. È il Dio che ci ama, anche se non ce non ci facciamo caso, è sempre lì presente. Niente è impossibile per Lui fintanto che abbiamo fede.

Tieni in mente questo. Seguilo con tutto il tu cuore. Seguilo con amore e passione. Non te ne pentirai! Lavora alla tua salvezza e compi la tua chiamata. Resta fedele e non ti arrendere mai. Credo che se Lo seguiamo e Lo aspettiamo davvero, lo riceveremo nelle nostre vite e Lo troveremo.

Preghiera. Prego per te, poco importa chi sei, poco importa il tuo passato, siamo tutti uno in Dio. Restiamo forti nel Signore che fa tutto per la Sua gloria. O Signore, rivelaTi a loro come l’hai fatto con me. Credo che come hai amato me, ami tanto anche loro. Grazie, Signore Gesù. Amen.

«Torna a casa tua, e racconta le grandi cose che Dio ha fatte per te».
– Vangelo secondo Luca 8:39 –