Michelle D. Smith (USA)

EX LESBICA: DALLE RELIGIONI ALLA TEOLOGIA GAY ALL’AMORE DI CRISTO

Michelle D. Smith, ex assistente procuratore distrettuale, ha passato circa 25 anni come lesbica aperta, fiera e rumorosa. Femminista, separatista ed anarchica, ha bazzicato nelle credenze New Age, nella stregoneria, nel buddismo, nello gnosticismo e in tutti gli altri “ismi” esplorabili. Alla fine ha incontrato l’innegabile e indescrivibile amore di Gesù e tutto è cambiato. 

Mi ci sono voluti un po’ di anni prima di far venir fuori il coraggio di tornare a casa per una visita. Non volevo andare da sola, così ho portato con me la mia ragazza, Ann, e sua figlia. Mia mamma era molto affettuosa ed accogliente, addirittura amorevole con tutti e tre. Pensavo che magari le cose sarebbero cambiate dopo essere passati circa sette anni da quando ero andata via.
Mia ha presa da parte e mi ha detto: «Michelle, ti voglio bene e puoi stare anche qui stanotte, ma dovete dormire in due stanze separate.» Ero arrabbiata, ma avevo capito e mi ero resa conto del valore di quella raccomandazione.

Mia mamma ha continuato a volerci bene mandandoci lettere e denaro per i nostri compleanni e per le festività. Scherzavo sul fatto che non era giusto che Ann ricevesse dai miei genitori la stessa somma di denaro che regalavano a me.

Stavo cominciando a calmarmi, a fare una vita più stabile, una vita che non causava più vergogna ai miei vicini, una vita normale. Pensavo forse di potere anche perseguire una identità religiosa più normale. Stavo ancora cercando Dio. Sapevo di non poter ritornare al modo di pensare cristiano (già il solo pensarci mi faceva venire l’ansia), però avevo un vuoto profondo che non riuscivo a colmare. Continuavo a scrivere, a leggere e a guardare pornografia.

Ho iniziato a studiare la kabbalah e lo zohar (entrambi del misticismo ebraico) e ho deciso di parlare con un rabbino per saperne di più sugli aspetti fondamentali dell’Ebraismo e per arrivare il prima possibile ad avere una buona conoscenza in mistica ebraica. All’epoca sembrava fare parte del regno del mio essere “normale”. Ho incontrato un rabbino riformato, uno che che mi garantì che non c’era nulla di male nel continuare a vivere apertamente da lesbica.

Benché soltanto il pensiero di entrare in una chiesa cristiana o di parlare con qualcuno dei miei vecchi responsabili e amici cristiani mi faceva stare male, continuavo a leggere la Bibbia per cercare la conoscenza ebraica. Sono rimasta bloccata nell’Antico Testamento che mi teneva al sicuro dagli sgradevoli e seccanti scritti di Paolo. Non potevo nemmeno affrontare Gesù, ma per ora andava bene. Mi sembrava sicuro inoltrarmi nel Nuovo Testamento.

Quello che non volevo che accadesse durante il mio percorso di studi era che i sentimenti su Dio venissero fuori. Ho iniziato a sentirmi nuovamente sensibile a Lui. Le esperienze passate in altre forme di spiritualità (o non spiritualità) erano riuscite ad attenuare il dolore, ma erano state sempre fallimentari. Erano divertenti, inquietanti, incoraggianti e appassionanti, ma mai appaganti. Ho cominciato a pregare la preghiera della serenità con il Salmo 23:

Il SIGNORE è il mio pastore: nulla mi manca.
Egli mi fa riposare in verdeggianti pascoli,
mi guida lungo le acque calme.
Egli mi ristora l’anima,
mi conduce per sentieri di giustizia,
per amore del suo nome.
Quand’anche camminassi nella valle dell’ombra della morte,
io non temerei alcun male,
perché tu sei con me;
il tuo bastone e la tua verga mi danno sicurezza.
Per me tu imbandisci la tavola,
sotto gli occhi dei miei nemici;
cospargi di olio il mio capo;
la mia coppa trabocca.
Certo, beni e bontà m’accompagneranno
tutti i giorni della mia vita;
e io abiterò nella casa del SIGNORE
per lunghi giorni.

Era passato più di un anno da quando mi incontravo col rabbino una volta a settimana, sola o in un gruppo ristretto. Sono una introversa per natura e sembravo non riuscire a farmi strada in questa famiglia ebrea in nessun modo significativo. Alla fine il Rabbino M. mi disse che era il momento di scegliere una data per la mia cerimonia ufficiale di conversione.

Alcuni giorni aver dato l’annuncio, ho ricevuto una notizia devastante. Mia zia Jan, da me amatissima e soltanto 11 anni più grande di me, era morta inaspettatamente. Tutta la mia famiglia ha sentito profondamente la sua perdita. Mi sono messa in macchina con la mia ragazza in direzione dell’Oklahoma per i funerali.

Non appena ho preso posto nella cappella di famiglia per le esequie e ho cominciato ad ascoltare il sermone di un amico di mio zio alle prime armi, ho sentito una voce dirmi: «Non puoi abbandonare Gesù.» Mi sono girata a sinistra, poi a destra, ma nessuno mi stava guardando. «Non puoi abbandonare Gesù.» Ancora, mi sono guardata intorno ma nessuno stava prestando attenzione a me. Si è ripetuto ancora, e forse un’altra volta. Mi sono ritrovata a dire: «Non posso abbandonare Gesù. Non posso abbandonare Gesù.»
La voce del ministro si affievolì. Non ero conscia di nulla tranne di quel pensiero. Sapevo che convertirmi al Giudaismo significa rinnegare Gesù. Mi sono tirata indietro; non ero pronta a farlo.

Stranamente, nonostante avessi sentito una voce udibile nella mia testa, continuavo a sentirmi confusa. Ho cercato su internet una chiesa tollerante. Quando ho trovato una chiesa locale che approvava lo stile di vita gay, ero entusiasta e sono andata a collaudarla. Eppure, non sono mai più tornata in nessuna di quelle chiese. C’era come una specie di nuvola pesante sopra ognuno di loro. Era come una stanza immensa con soltanto poche lampadine di 25 watt. Ogni chiesa che mi avesse accettato come lesbica praticante avrebbe perso davanti a me ogni credibilità. Sapevo che era sbagliato; trovare qualcuno che mi diceva che era giusto mi faceva perdere tutto il rispetto per la sua autorità.

Ho iniziato a leggere quei teologi chiamati “cristiani progressisti” come Marcus Borg e John Shelby Spong. Mentre la loro teologia attirava chi voleva seguire Gesù senza sacrificio, Cristo senza obbedienza, io continuavo ad essere affamata. La loro interpretazione intellettuale era interessante, ma non faceva suonare la campana della verità nel mio spirito. Avevo conosciuto Dio quando ero bambina. Bramavo essere profondamente amata e curata teneramente da Lui.

Oggi Michelle, non solo evangelizza la comunità LGBT con l’amore di Dio, ma parla anche alla chiesa, condividendo il messaggio di speranza con coloro che hanno perso una persona amata a causa dello stile di vita LGBT.

Il libro di Michelle

Fonte: CharismaNews