DA ATTIVISTA GAY AD ATTIVISTA PER GESÙ

Non sapevo come far fronte all’attenzione che gli uomini ed i ragazzi avessero potuto avere nei miei confronti. Ero abbastanza procace per la mia età e a nove anni ero già completamente sviluppata.
I miei genitori hanno divorziato quando avevo tre anni e l’assenza di una figura paterna mi ha resa avida di ricevere attenzione e affermazione dal sesso opposto. Volevo che un uomo mi amasse. Ma quando ho capito che la maggior parte dei ragazzi voleva soltanto usarmi, ho cominciato a provare repulsione nei loro confronti.
Non ne volevo più sapere. Allora ho chiuso il cuore ai ragazzi all’età di 14 anni e sono caduta nella trappola del lesbismo che mi appariva come l’«alternativa sicura».
Così mi sono allontanata dalla fede cristiana nella quale ero cresciuta. Avevo studiato le Scritture e avevo sempre sentito parlare di Cristo e della forza redentrice della Croce. Ci credevo così tanto che ero la leader del gruppo dei giovani della mia chiesa.
ESPLORARE LA CULTURA GAY
Ai tempi del liceo, negli anni ’70, mi sentivo essere fuori dal controllo della chiesa, così ho cominciato a esplorare i club gay e la cultura gay di Atlanta. A poco a poco ho scambiato me stessa, i miei pensieri e la mia fede con lo stile di vita gay.
Dopo le scuole superiori, ho iniziato ad organizzare come dei meeting per lesbiche di colore di Atlanta che hanno avuto molto successo, attirando molti sostenitori, compresi i pilastri della comunità LGBT.
Dieci anni più tardi ho dato vita ad un rivista di nome «Venus». Destinata al pubblico di gay e lesbiche di colore, la rivista ha guadagnato un gran numero di abbonati in tutto il mondo.
L’apice della mia carriera come editrice è stata caratterizzata dalla precoce e inaspettata morte di mia madre a causa di una complicazione in seguito ad un intervento alla caviglia. Io e la mia partner abbiamo deciso di andare ad abitare più vicino a mia nonna, a Yonkers (New York) dopo la morte di mia madre.
Ho acquistato tre appezzamenti di terreno per le tombe di mia madre, di mia nonna e mia pure. È stato l’inizio di un cambiamento operato nella mia mente da parte di Dio. Ogni volta che andavo alla tomba di mia madre a mettere i fiori, mi ricordavo che sarei stata sepolta come lei un giorno. Questo mi ha fatto cominciare a riflettere sull’eternità. Sapevo che la tomba non era la fine di tutto.
Cosa accade dopo la morte? Gli omosessuali ignorano l’eternità. Mai nessuno voleva parlare della morte. Pretendono che ogni persona gay che muore vada in cielo.
Grazie alle cose che avevo imparato in chiesa, sapevo che non poteva essere vero. Avevo un conflitto interiore causato da quei semi di verità che erano stati seminati durante gli anni di formazione in chiesa. Pensavo che non avrei mai potuto lasciare lo stile di vita lesbico.
“Non puoi tornare alla fede cristiana. Sei una lesbica!” mi dicevo.
UNA CHIAMATA SCONVOLGENTE
Un martedì mattina di giugno del 2006 ho chiamato una donna di Dio, un’amica cristiana del New Jersey.
“Come va con Dio?” le ho chiesto. E poi:
“Sono stato lesbica quasi tutta la vita e non credo di poter diventare qualcun’altra” ho dichiarato.
Lei si è aperta a me come un libro, condividendo la sua dura esperienza passata fatta di incesto, tossicodipendenza e prostituzione.
Questa persona mi ha detto che tutti i sentimenti di indegnità le provenivano da Satana. “So che vuoi tornare a Cristo, Charlene” mi ha detto.
Ho sentito Dio parlare al mio cuore dicendomi: “Poiché io conosco i pensieri che ho per te, pensieri di pace e non di male, per darti un futuro e una speranza. Se oggi mi rifiuti sei libera di farlo, ma sappi che alla fine di questa strada sarete giudicati.” Il Signore mi ha parlato citando la Sua parola (Geremia 29:11).
Ma Satana controbatté sussurrandomi nell’altro orecchio: “E il profitto? Non si può fermare la pubblicazione di «Venus».” Io gli risposi: “Non so come farò. Tutto quello che so è che devo avere fiducia in Dio e scegliere Dio.” ll nemico ha continuato a dirmi: “E l’impegnoper il gay pride di Schomburg (New York) per la quale sei stata già pagata? Cosa gli racconterai? Non puoi tirarti indietro proprio ora!” Ho resistito dicendo: “Io non so quello che gli dirò, ma so che parteciperò alla sfilata nei panni di persona che oggi è stata salvata per aver scelto il Signore.”
Era come se delle scaglie fossero cadute dai miei occhi e la luce di Cristo brillò su di me. Abbassai lo sguardo e rimasi scioccata da quello che stavo vedendo: le mie mani sembravano letteralmente nuove; il mondo mi è apparso diverso da quel giorno.
VITA DI FEDE
Dopo essermi ravveduta sono andata alla sfilata gay di Schomburg. Non li ho chiamati prima per avvertirli del mio cambiamento di vita. Da un lato, sapevo che Dio mi avrebbe dato le parole giuste per farlo attraverso un passo della Bibbia, ma dall’altro lato conoscevo la comunità gay e lesbica. Sarebbe stato un dramma.
Ho reso parte ad una specie di intervista di gruppo in cui tutti i partecipanti erano editori di riviste gay che conoscevo molto bene. Il presentatore poneva delle domande, e noi a giri condividevamo le nostre esperienze. La prima domanda è stata: “Come si fa ad iniziare un magazine?” Ho raccontato di come ho iniziato «Venus» e gli altri pure. La seconda domanda: “Come hai raccolto e fidelizzato i tuoi lettori attuali?” Ed infine: “Dove ti porterà la tua rivista?” Sapevo essere la porta che Dio aveva aperto. Ho iniziato a dire: “La direzione di «Venus» cambierà rotta di 180 gradi. Andremo nella direzione totalmente opposta. La nostra missione era di incoraggiare i gay e le lesbiche ad essere fieri di loro e fare coming out, dichiararsi ai loro genitori ed alla società. Adesso la nostra missione è esattamente il contrario: vogliamo informare i gay e le lesbiche che non è il piano di Dio per loro.”
Dopo la mia dichiarazione è calato il silenzio. Ho continuato: “Non è la volontà di Dio ed ora «Venus» aiuterà le persone ad abbandonare l’omosessualità e non solo, perché non possono farlo da sole. Ci vuole un rapporto molto serio con Gesù. Questo è quello di cui ho avuti bisogno nella mia vita.” C’è voluto un po’ di tempo prima che il silenzio si rompesse. Per un minuto nessuno ha fiatato. Il presentatore, come in stato di shock, è passato alla persona successiva. Ho avuto un po’ di paura subito dopo perché era previsto un piccolo rinfresco. In effetti pensavo di non restare e tornare a casa. Ma Dio mi disse: “No. Questo è il tuo ministero, quindi devi cominciare proprio da qui. Tu resterai e affronterai qualunque cosa ti si troverà di fronte.” Pensavo che la gente sarebbe stata molto fredda e distaccata nei miei riguardi, ma improvvisamente uno dopo l’altro si avvicinarono a me ringraziandomi per il coraggio e cominciarono a condividere con me di come non trovassero la felicità nello stile di vita omosessuale.
Dopo aver testimoniato e continuato a farlo ho iniziato a ricevere lettere di persone che mi dicevano di essere stanche dello stile di vita gay.
I miei amici gay ridevano della mia storia. Molti pensavano che sarei tornata al club gay dopo sei mesi. Sei mesi sono trascorsi e non ci sono mai più tornata. Hanno detto che ci sarei tornata dopo un anno, ma 9 anni sono passati e non ci sono ancora ritornata.

